domenica 28 dicembre 2014

Holiday mood on

Finalmente è arrivato Natale. E finalmente è anche passato. Ora godo con lentezza di questi giorni che mi sono presa. Ho sempre bisogno, ad un certo punto di uno stacco dal solito, se no non governo il tempo. Gli ultimi mesi sono stati intensi e carichi di impegni e le attività che facciamo per la nostra associazione sono state davvero molte. Il bilancio è di grande soddisfazione, di risultati ottenuti, ma soprattutto di nuove opportunità per il futuro.
Non potevamo immaginare tutto quello che ci è successo.
Quindi ora ricaricarsi, recuperare le energie, riordinare i pensieri, calmare gli stati d'animo diventa fondamentale.
E sto qui nel mio nido, con le persone che amo e con i miei pelosi a giocare con il tempo. Sveglie lente, abbandonandosi alle lenzuola calde. Camminate al sole per vedere quanto può correre veloce Teo e quanta energia recupera Nina. Leggo libri. O lasciato qualche attimo in cui semplicemente lasciavo vagare i pensieri. Mi ha aiutato in questo un gatto grigio sulle gambe. Poi ad un certo punto i pensieri fanno fremere le mani. E non so perchè allora finisco in cucina.
E' diverso quando si prepara qualcosa con la testa libera, così per vedere cosa succede. E' proprio un atto creativo.
Nel frattempo devo fare pace con un paio di sentimenti non proprio brillanti. Accettare qualcosa, digerirlo e lasciarlo andare. Per essere ancora più libera. E' dura accettare i propri difetti e i propri limiti, ma mi aspetto che dopo succeda qualcosa di sorpredente. E soprattutto tutto scivoli via.
Bene vi siete sciroppati il mio semi-bilancio di fine anno, quello che nasce sempre in quei giorni in cui mi nascondo dal mondo e ogni interferenza mi spettina.
E ora due ricette, adatte per il veglione o per il pranzo del primo giorno dell'anno.
P.s. seguite vi prego il consiglio di  Animal Amnesty.

INDIVIA BRASATA CON CARAMELLO ALL'ARANCIO


2 indivie
1 arancio
olio extravergine d'oliva
sale marino integrale
pepe arcobaleno
1 C di malto di riso

Pulire le indivie e tagliarle a metà per il senso della lunghezza.
Grattuggiare la scorza dell'arancio e spremerlo.
Scaldare 1 cucchiaio di olio in una padella, appoggiarvi le indivie con la parta tagliata rivolta verso il basso. Unire la scorza grattuggiata, il malto e il succo spremuto.
Salare e pepare e cuocere a fiamma bassa per circa 15 minuti.
Quando il sugo sarà leggermente caramellato l'indivia sarà pronta.

FAGOTTINI CON CAVOLO NERO E CREMA DI CECI


per 5 fagottini 
Per la pasta:
150 gr di farina 2
50 gr di olio extravergine d'oliva
sale marino integrale
acqua q.b.

Per il ripieno:
150 gr di crema di ceci
150\200 gr di cavolo nero

Per la crema di ceci:
2 tazze di ceci lessati e scolati
2 C di olio extravergine d'oliva
1 c di cipolla grattuggiata
1 C di tahin
1 c di miso di riso
1\2 c di senape in crema
sale marino integrale

Preparare il giorno prima la crema di ceci, frullando tutti insieme gli ingredienti indicati e assaggiando per aggiustare il sapore. Lasciare riposare in frigo almeno una notte.

Preparare la pasta amalgamando farina, sale e olio e aggiungendo acqua quanto basta per arrivare ad ottenere un impasto morbido ed elastico da lasciare riposare in frigorifero per un'oretta.

Pulire il cavolo nero, eliminando le coste centrali, tritarlo grossolanamente con il coltello e saltarlo in padella con 1 C di olio per 6\7 minuti.
A fuoco spento mescolare il cavolo nero con la crema di ceci.

Stendere la pasta in una sfoglia sottile e tagliarla in quadrati di cm10 per 10.
Mettere un cucchiaio del ripieno al centro e piegare a fazzoletto gli angoli per creare il fagottino.
Spennellarli con poco olio-
Cuocere per 20 minuti, fino a doratura, a 180° in forno ventilato.

Mi sono fatta ispirare da un libro di Sale&Pepe collection dedicato alle Verdure invernali - La cucina del freddo.
Per l'indivia ho seguito più o meno la ricetta, veganizzandola sostituendo miele con il malto. 
Mentre per i fagottini mi sono fatta influenzare solo dalla forma, creando impasto e ripieno.
Il giorno prima avevo preparato la crema di ceci, prendendo spunto dal libro: "The Ultimate Uncheese Cookbook". Non mi sento di chiamarlo formaggio, ma ero curiosa se la crema saporita che avevo ottenuto potevo usarla anche in cottura. Beh sono orgogliosa di questi fagottini: friabili e croccanti con un ripieno gustoso e ricco, dove il mio amato cavolo nero è stato più che esaltato.

mercoledì 19 novembre 2014

Entusiasmo




Un salto e dentro la pozzanghera. 
Ecco cosa devo fare per risplendere insieme al sole.
Non devo dimenticare gli stivali rosa.
E di leggere la pagina del libro sul mio comodino.
Non devo scordare di sottolineare qualcosa con una matita colorata.
E progettare sogni di frutta candita.
Non devo litigare con me stessa per rubare tempo in cui esisto solo io.
Non devo far passare un giorno senza averlo tenuto per mano.
E ogni mattina la devo svegliare esattamente come si sveglia una principessa, con polvere d'argento che fa squillare le parole.
E devo giocherellare con i polpastrelli dei miei gatti, affondare il viso nello loro pancia pelosa e riempire di baci in fronte i miei cani.
E cercare fra i raggi di sole la presenza di chi è vicino a me.
Giocare a nascondino con i raggi d'oro.
E non saper spiegare a voce cos'è l'entusiasmo, 
ma tatuarsi la pelle con la sua essenza.

TORTA DI MELE VEGAN E NATURALMENTE DOLCE



250 gr di farina tipo 2
250 gr di  latte di avena (o un altro latte vegetale)
180 gr di uvetta
50 ml di olio di mais spremuto a freddo
2 mele
1\2 cucchiaino di vaniglia in polvere
1\2 bustina di cremortartaro
1 pizzico di sale marino integrale
1 limone

Riscaldare il forno statico a 180°.
Mettere l'uvetta in ammollo in acqua.
Lavare e tagliare a tocchetti le mele.
Miscelare la farina, la vaniglia, il cremortartaro e il sale con una frusta.
Lavare l'uvetta sotto l'acqua e frullarne metà con il latte d'avena e l'olio, fino a ridurla in crema.
Unire i liquidi alle polveri e mescolare accuratamente fino ad ottenere un impasto cremoso e fluido.
Aggiungere le mele a tocchetti, l'uvetta avanzata strizzata e la buccia del limone grattugiata.
Oliare e infarinare uno stampo da 22 cm,  versare l'impasto, livellare e cuocere per circa 45\50 minuti.

Una torta classica e semplice, un comfort food per eccellenza, una coccola autunnale morbida e profumata. La mia versione  è con farina semintegrale e senza nessun tipo di dolcificante, perchè mi sono affidata alla frutta e alla sua amorevole dolcezza.
Una torta dedicata a Sara.

sabato 1 novembre 2014

Un giorno di riposo


Aprire gli occhi perchè lo vogliono.
Scegliere musica dolce per accompagnare i gesti.
Fare colazione sfogliando le pagine più belle.
Stare in cucina con calma e dedizione.
Fare un bagno di sole insieme ai miei cani.
Sentire il canto degli uccelli e pensare come se fosse estate.
Finire gli ultimi lavori con un gatto in braccio.
Sferruzzare un pochino, quasi dormicchiando.
Aspettare una sera speciale.

 PANE DEI MORTI SUGARFREE E VEGAN


250 gr di biscotti secchi senza zucchero e senza olio di palma
80 gr di mandorle
50 gr di amido di mais
150 gr di farina di grano tenero integrale
35 gr di pinoli
100 gr di malto di riso
1\2 bustina di cremortartaro
150 gr di uvetta
100 gr di fichi secchi
1\2 cucchiaino di cannella
succo di mela q.b.
sale marino integrale

Mettere in ammollo l'uvetta per circa 20 minuti, quindi lavarla e strizzarla.
Frullare i biscotti e ridurli a farina.
Frullare le mandorle e ridurle a farina.
Tritare i fichi secchi.
Unire tutti gli ingredienti tranne il succo di mela.
Miscelare bene e aggiungere il succo di mela poco alla volta, impastando fino a formare una palla di pasta morbida.
Formare con le mani dei cilindri di circa 30 gr l'uno, che poi si schiacceranno per dargli la carattarestica forma ovale.
Infornare in forno caldo ventilato a 180° per circa 20 minuti.

Questi biscottoni della tradizione li ho voluti riproporri in chiave vegan e naturale, per questo ho usato farina integrale e il malto. Il profumo speziato delizioso che ho per caso è già una soddisfazione, ma assaggiare poi uno di questi biscottoni morbidi, insieme ad una tazzona di the caldo mi restituisce tutta la pace di questa giornata.
Li dedico ad Aida e alla sua splendida Arca dei 21 giorni vegan e mamma di questo splendido sito.

domenica 12 ottobre 2014

The power of you



È iniziata ieri la settimana del commercio equo, una settimana speciale dedicata ai prodotti solidali.
Ho sempre creduto nel messaggio Fair trade e per alcuni prodotti la mia scelta è solo questa.
Compro cacao, cioccolato, frutta tropicale, spezie, quinoa solo se garantita Fair trade, garanzia che permette a lavoratori del sud del mondo di essere riconosciuti in modo giusto nel loro lavoro e di veder rispettati i loro diritti.
Inoltre i prodotti del commercio equo garantiscono a noi una grande qualità delle materie prime, che si traduce in benessere e cura.
I prodotti si trovano ormai nelle grandi catene di supermercati e quindi è facile scegliere.
Ma se potete vi consiglio di andare a visitare la bottega del commercio equo più vicina a voi.
Se dobbiamo fare un regalo é qui che troviamo idee uniche e originali. 
I giochi artigianali per i più piccoli, capi d'abbigliamento in tessuto naturale, accessori speciali per la casa, prodotti per la cura della persona (spesso certificati anche cruelty free) e molto altro.
Le botteghe sono piccoli tesori in cui cercare e scoprire, gestite da volontari disponibili e coinvolgenti dove a volte è semplicemente bello passare.
La mia bottega del cuore si trova a Tradate e si chiama Macondo.
Vivete anche voi la settimana del commercio equo...provate i loro prodotti!

Più info su Fairtradeitalia

mercoledì 1 ottobre 2014

Muffin e autunno


Mi avvolgo nella prima coperta e guardo lentamente andare via la stagione del sole.

Per me il nuovo anno inizia ora, un capodanno lungo un mese dove la gioia delle tante novità fa l'amore con la malinconia della natura che si lascia andare.
Un mese in cui il sole mi accarezza la pelle e ammorbidisce la rigidità e dove spesso l'ira mi accende, se incontro piccoli uomini armati di fucile che sparano a vanvera.
Un mese di contrasti, dove la pelle sa ancora di sale e l'aria profuma di umido.
Un mese in cui sono in contrasto, difficile accettare questo lento lasciarsi andare, dimenticare la luce, camminare nel buio.
Un mese di basi, di progetti e di energia, da non voler sprecare, da tenere stretta.
La forza di una pacifica rivoluzione mi scorre sulla pelle...imparando così che la rivoluzione non è di un giorno.

Tante le cose che sono in cantiere e magari ci possiamo incontrare.

Se siete della zona di Varese vi aspetto ai corsi di cucina naturale dell'Associazione Genitori Quasi Perfetti. Se invece arrivate da Milano saremo al corso di Cucina base di Cucina Macrobiotica con l'associazione L'Ordine dell'Universo.
Con un gruppo di amici veg e con la nostra associazione dal mese di novembre proporremo tre conferenze con esperti sul rapporto tra cibo e salute. Appena possibile vi aggiornerò sul calendario.


MUFFIN VEGAN AGLI ALCHECHENGI
naturalmente senza zuccheri aggiunti.


Per circa 11 muffin (cavoli il 12 non mi è venuto):

250 g di farina di grano tenero tipo 2
250 ml di latte d'orzo o altro latte vegetale
70 g di olio di mais spremuto a freddo
100 g di succo di mela concentrato
1 manciata di alchechengi secchi
1 cucchiaino di vaniglia in polvere
1 bustina di cremortartaro
1 C di acidulato di riso o di altro aceto delicato
Sale marino integrale

Mescolare le polveri: farina, cremortartaro, sale e vaniglia.
Con un frullatore ad immersione montare le parti liquide: olio, latte vegetale, succo concentrato di mela, aceto.
Unire le due parti e mescolare bene, quindi amalgamare gli alchechengi.
Distribuire un cucchiaio di impasto in ogni stampino da muffin e cuocere in forno caldo statico a 180 per circa 15 minuti (fare la prova stecchino).


Dei dolcetti pungenti, dove il dolce si sposa bene con una nota di acidulo e regalano un'energia frizzante. Se non avete alchechengi provate con dei mirtilli secchi.

lunedì 11 agosto 2014

Faccio punto.


Faccio il punto di questa estate silente.
Sta passando veloce, rossa e fulminea.
Mi ha lasciato nelle mani una scorta di semi da piantare e io ogni giorno ho scelto dove seminare.
Ora aspetto settembre per vedere l'inizio del raccolto.
Un'estate di mani in cucina per studiare, per formarsi, per prepararsi. Esperimenti curiosi per trovare nuove strade, per mettere in evidenza gli errori.
Abbiamo concluso a luglio i nostri corsi, preparato il nuovo calendario di settembre. Abbiamo giocato con i bambini e il cibo e capito che c'è tanto da passare e una gran voglia di capire.
Abbiamo letto, studiato. E litigato con il tempo, che gioca sempre a nascondersi.
Abbiamo fatto incontri speciali con persone uniche, singoli puntini luminosi di uno spazio infinito e poi abbiamo unito questi segni vitali, incrociando sguardi e parole e abbiamo creato un luogo finito.
Quanti grazie che ribollono nel cuore. Quanta riconoscenza per l'universo.
Ora sto qui in bilico su questo mese, con il desiderio di buttarmi nell'altrove che mi stacca da tutto e il bisogno di mettere in ordine le ultime cose.
Agosto sa di silenzio, sa di sospeso. E qui riesco a capire

BLUBERRY PIE A LIEVITAZIONE NATURALE


80 gr di pasta madre rinfrescata
350 gr di farina tipo 2
200  ml di succo di mele 
1 c di sale marino integrale
200 gr di marmellata di mirtilli senza zucchero
nocciole tostate e tritate
1 C di malto di riso

Sciogliere la pasta madre nel succo di mela, unire la farina e impastare con cura, fino ad ottenere un composto liscio ed elastico, ricordandosi di mettere qualche minuto prima di finire il sale.
Lasciare a lievitare  fino al raddoppio per circa 5/6 ore. 
Fare un giro di pieghe a libro, lasciare riposare per qualche minuto e quindi dividere in due parti la pasta.
Stenderne una con le mani su una teglia unta d'olio, versare la marmellata.
Stendere sempre con le mani anche la seconda parte di pasta e ricoprire la marmellata, sigillando i bordi con attenzione.
Infornare per 30 minuti a 180°.
Una volta cotta, togliere dalla tortiera. Sciogliere un cucchiaio di malto di riso con poca acqua e spennellare la superficie, distribuire la granella di nocciole.

Questa torta, con qualche mia modifica (ho preferito usare una farina semintegrale e non ho utilizzato zucchero) arriva dritta dritta da uno dei libri più belli di quest'anno: PASTA MADRE di Riccardo Astolfi. Un libro fatto così bene e così piacevole, che spesso lo sfoglio per farmi ispirare da nuove idee o semplicemente per riempirmi gli occhi. Un libro che parla di pasta madre in modo semplice e completo, che propone anche farine integrali e che presenta ricette per nulla banali e scontate.
E' un dolce semplice, ma riempie la cucina di profumo. Un profumo di buono, di casa, delicato e avvolgente. Ti fa sorridere a colazione, quando ti svegli con gli occhi che non si vogliono aprire. 

Il blog rimane vivo, per rimanere in tema food, diciamo che lo mantengo a spizzichi e bocconi. Ma siccome sono gallina e sono pure sconclusionata ho deciso di aprire su FB la pagina del blog, il rischio è che non starò dietro a nulla...mormora qualche maldicente. In realtà vorrei usare la pagina per pubblicare al volo anche ricette e sperimentazioni casalinghe, fermate in uno scatto e da raccontare in due parole, senza aspettare di portarle qui, dove invece terrò un respiro più lento.
Chi mi raggiunge sulla pagina gallinosa?
Un bacioLO per tutti.

domenica 15 giugno 2014

Storie alla frutta


Storie raccontate con la frutta.
Ieri partecipando alla festa della Farmacia Comunale di Castiglione Olona abbiamo portato tanta frutta tagliata a pezzi e dei piatti bianchi al posto dei fogli.
E i bimbi tuffando le mani tra i colori della natura hanno creato quadri di luce con un tocco di magia.

" Ti va di fare una macchinina?
Ma si...e le ruote?
Per le ruote prendiamo le fragole.


E la buccia?
Ma non è buccia...è la luccicante carrozzeria della tua auto

Ahhh è vero...ma poi la posso mangiare?

Trovate qui tutte le foto della nostra mini-festa.

IL PRANZO DELLA DOMENICA




SALSA DI TAHIN, MISO E NORI ALLA SENAPE
3 C di tahin
1 C di miso
1 C di acidulato di riso
1 c di shoyu
1 C di nori in fiocchi
1\2 c di senape in crema
acqua q.b.

Mescolate tutti gli ingredienti insieme, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua fino ad ottenere una crema fluida.  Lasciate riposare per 30 minuti.

Vi lascio la ricetta solo della salsa...squisita e saporita per dare colore alle verdure più semplici. 
Presa dal libro "Cucinare con le alghe" di Alice Savorelli, ne ho solo diminuito le dosi e fatto piccoli adattamenti. 
Grazie al tahin, con il sesamo, facciamo scorta di calcio, mentre la nori ci regala vitamina A, B e C e aiuta a sciogliere il colesterolo. Infine grazie ai preziosi probiotici del miso rendiamo forte il nostro intestino.

Grazie per i vostri commenti...mi hanno fatto pensare e riflettere. Non credo abbandonerò il blog, ma ci verrò quando il tempo me lo permetterà o avrò voglia di una pausa o quando ci sarà qualcosa da raccontare.
Un abbraccio.
Lo


mercoledì 14 maggio 2014

Che fare di questo blogghino?


Sono un po' in fase pensante con il blog. Non ho voglia di abbandonarlo, non ho tempo per seguirlo.
La vita vera mi prende a morsichi quando mi vede scappare e ogni giorno penso che la giornata era troppo corta, per essere abbastanza lunga.
Poi vorrei avere un attimo per venire qui e riordinare le idee, lucidare i progetti, accarezzare i sentimenti, parlare con i sensi. 
Ma so che avere un blog non può essere solo questo, mi spiace non passare a salutarvi, mi spiace non leggere di voi e gustarmi le vostre proposte, mi spiace non poter entrare nei vostri piccoli appartamenti di rete.
Il blog mi ha dato così tanto...sarebbe bastato il balsamo di scrivere di me ogni volta che ne sentivo bisogno, il godere dell'effetto terapeutico di poter scrivere. Invece a questo si sono aggiunti incontri veri con persone speciali e tanto tanto saper fare nel tempo.
Questo blog che mi aiutato ad approfondire me stessa e mi ha insegnato ad amare la cucina, a provare, a migliorare, questo blog che mi ha portato prima a scrivere una tesi di laurea, poi a Salutiamoci e quindi a studiare e sperimentare fino a poter far parte di questo, a cui presto si aggiungerà ancora un altro po'.
Questo blog dove per un periodo ho scritto ogni giorno, ora è qui che aspetta buono e silenzioso che trovo un attimo per lui, che mi organizzo, che rispondo, mentre subisce gli attacchi spam.
Che fare? Lasciarlo qui? Scrivere quando mi va? Aggiornarlo di tanto in tanto? Tenerlo solo come finestra tra anima e cielo? Ma non mi piace lasciar cadere la polvere, non mi piace non ricambiarvi con le visite.
Intanto che penso al mio nuovo modo di essere blogger e aspetto anche i vostri consigli, vi lascio una ricetta.

CAKE CON GRANO SARACENO ALLA CARRUBA E MIRTILLI ROSSI


100 gr di farina di farro setacciato
100 gr di farina di grano
30 gr di farina di carruba
400 gr di latte di avena
100 gr di uvetta
100 gr di mirtilli rossi disidratati*
50 gr di olio di mais
1 bustina di cremortartaro
1 pizzico di sale marino integrale

Miscelare le farine e il sale in una ciotola.
Lavare l'uvetta sotto l'acqua calda e frullarla con una parte del latte di avena e l'olio con un frullatore ad immersione.
Unire l'emulsione alle farine e mescolare con un cucchiaio di legno, aggiungendo a poco a poco la bevanda di avena rimasta.
Unire il cremortartaro e i mirtilli disidratati e amalgamare con cura.
Ungere con olio e infarinare uno stampo di circa 22 cm di diametro e cuocere a 180° in forno statico per circa 40 minuti (fare la prova stecchino per verificare la cottura).

*controllate che nei vostri mirtilli disidratati non ci sia zucchero, li trovate in commercio anche con sciroppo di riso

Il grano saraceno rende più armoniosi i dolci, equilibrando la loro energia troppo espansiva e un po' euforica. Così un dolce diventa meno peccaminoso, ma più godibile. Uso la farina di carrube al posto del cacao, con il tempo ci siamo affezionati al suo sapore e utilizziamo il cacao e il cioccolato più raramente. Ovviamente si può usare solo cacao oppure miscelare le due polveri.

venerdì 18 aprile 2014

Primavera 2014



Sole, vento, aria.
Fanno una miscela frizzante.
Entra nei pori, agisce velocemente e aumenta l'energia.
Colori di fiori, azzurro di cielo e verde di prato.
Tiepidi massaggi solari.
Pioggia salterina profumata
Lascio un pezzo di pelle scoperto.
E' primavera.

PASTIERA VEG GLUTEN FREE E SENZA ZUCCHERO




per la base
3 tazze di farina di riso integrale
1\2 tazza di olio di mais
1\3 tazza di latte di riso
1\2 tazza di sciroppo d'acero o sciroppo di riso
1 pizzico di sale marino integrale

per il ripieno:
150 gr di riso integrale
1\2 tazza di latte di riso
200\300 gr di sciroppo d'acero o sciroppo di riso
200 gr di tofu al naturale
1\2 cucchiaino di vaniglia in polvere
15 gocce di acqua di fiori d'arancio
1 manciata di uvetta
la buccia grattugiata di un limone e di un'arancia
1 cucchiaino di agar agar in polvere
1 cucchiaio di amido di mais
1 pizzico di sale marino integrale
canditi allo sciroppo di riso

Cuocere il riso per assorbimento in 450 ml di acqua, dopo averlo lasciato in ammollo per almeno 6 ore.
Preparare la base lavorando tutti gli ingredienti insieme fino ad ottenere una palla morbida.
Per il ripieno unire al riso il latte di riso e cuocere fino a che la bevanda è stata assorbita.
Frullare lo sciroppo d'acero o di riso, il tofu, la vaniglia. Mescolare quindi l'amido di mais, l'agar agar, le gocce di acqua di fiori d'arancia, il pizzico di sale e le bucce degli agrumi.
Mescolare la crema al riso lasciato raffreddare, unire l'uvetta lavata e strizzata, i canditi.
Stendere la pasta in una teglia, tenendone da parte 1\4.
Bucherellare la base con una forchetta, versare il composto.
Con la pasta rimasta ritagliare delle strisce e decorare la pastiera.
Cuocere a 180° per circa 30\40 minuti.


Partecipo a Gluten Free FryDay qui!


Partecipo e a Integralmente - Primavera da Daria!



lunedì 14 aprile 2014

Il giro di giostra


La ruota gira. Sembra la vita. Alcuni giri ti riempiono di gioia, altri fanno male. Come quelli che rendono lontani i giorni dei tuffi al mare sulle spalle del tuo papà. O quando si andava a raccogliere mughetti da regalare alla mamma. 
Sbiadiscono i ricordi e si confondono nelle parole di chi ne è ancora il simbolo, che vive, ma più lento, più dolorante. Un po' arrabbiato per non volersi rassegnare al giro della giostra.
Questo in particolare.
Allora due gatte diventano una sola, gli intrecci si confondono e non ci sono date come paletti nel tempo. Tutto può essere semplicemente ieri o molto più indietro, perso nel fondo.
E non so cosa dire. Se ostinatamente dimostrare che le gatte erano due, le cucciolate erano tre. Lo zio Gianni era quando ero bambina. O lasciar correre e tentare di ritrovarmi in questo passato scombinato e che non è stato.
Tento di esserci, altro non so.

CANEDERLI AGLI SPINACI


per circa 18\20 canederli di 6 cm

400 gr di pane integrale vecchio
300 gr di spinaci sbollentati
1 cipolla
1 spicchio d'aglio
2 cucchiaini di dado homemade
circa 8 cucchiai di
farina di mais fioretto
acqua q.b.
olio extravergine d'oliva spremuto a freddo
sale marino integrale
salvia

Tagliare a pezzetti piccoli il pane vecchio, quindi metterlo in una ciotola e versare un brodo preparato con acqua calda e i cucchiaini di dado homemade. Coprire tutto il pane e lasciare assorbire fino a che sarà tutto bagnato. Se necessario aggiungere altra acqua.
Tritare cipolla e aglio e farli imbiondire in un cucchiaio di olio extravegine, quindi aggiungere gli spinaci tritati e saltarli per pochi minuti.
Quando il pane è pronto unire gli spinaci, mescolare bene usando le mani e aggiungendo farina di mais sufficiente per rassodare l'impasto. 
Formare delle palle di circa 6 cm di diametro.
Portare a bollore dell'acqua salata con un cucchiaino di olio e quindi immergere i canederli.
Nel frattempo scaldare un paio di cucchiaio di olio extravergine d'oliva con alcune foglie di salvia fresca.
Quando gli gnocchi galleggiano, pescarli e farli rosolare leggermente nell'olio e salvia.

Bella ricetta del riciclo. Qui nel pollaio c'è una strana abitudine: il pane si mangia sempre tutto tranne il fondo. Così quando ho un po' di fondi secchi da parte sperimento qualcosa.
Gli spinaci li avevo sbollentati per un solo minuto in acqua bollente salata.
La farina di mais può essere sostituita con qualsiasi farina, ma quando mi metto a fare questo ricette della tradizione cerco sempre di usare ingredienti che mi sembra più legati all'origine, magari sbagliando!
I canederli sono buoni buoni.  Si possono mangiare asciutti, servirli con del sugo di pomodoro oppure, magari facendo delle palle più piccole, servire in un buon brodo vegetale.
Porto questa ricetta, insieme alle due linkate sotto, ad Annalisa nel suo Passato tra le mani. Questo mese è la padrona di casa di Salutiamoci e raccoglie ricette con gli spinaci. Andate a dare un occhio per farvi ispirare.



lunedì 31 marzo 2014

Giardinaggio 2014



Io sto facendo giardinaggio e voi?
Nella mia aiuola bonsai, per il mio orto bonsai ho messo fragole, finocchio selvatico, rosmarino, sedano, aneto, coriandolo, fagiolini nani e un pomodoro che promette un raccolto da 10 kg!!!
Sono in compagnia del timo, della menta, della salvia e della santoreggia. Ho anche piantato calendula, prezzemolo e basilico. Ma c'è ancora un piccolissimo spazio e sto meditando su come riempirlo.

Cosa mi suggerite?

QUINOA AI PORRI E FUNGHI


250 gr di quinoa
30 gr di funghi secchi
2 porri
dado vegetale homemade
sale marino integrale
shoyu
olio extravergine d'oliva

Mettere in ammollo i funghi secchi per almeno 20 minuti.
Lavare accuratamente la quinoa sotto l'acqua.
Mettere la quinoa in una pentola con 500 gr di acqua e 1 cucchiaino di dado vegetale.
Portare a bollore, chiudere con un coperchio e abbassare al minimo. Cuocere fino a quando l'acqua è stata assorbita. Ci vorranno circa 20 minuti.
Nel frattempo pulire e affettare sottilmente i porri. 
Scaldare un cucchiaio di olio, unire i porri, mettere un pizzico di sale e saltare a fiamma viva la verdura fino a quando si ammorbidiscono. Unire i funghi strizzati e continuare a cuocere per alcuni minuto.
Unire la quinoa e un paio di cucchiai di shoyu e amalgamare bene tutti gli ingredienti.
Servire tiepido.

Al punto limite, con una ricetta semplice porto anche il mio piccolo contributo a Salutiamoci di questo mese, dedicato alla quinoa e ospitato dalla bravissima Daria.



venerdì 28 marzo 2014

..di colori piccanti


Credo che il calmante migliore si trova in quel legame che nasce tra me e la natura.
Che sia di colori piccanti, di zampe pelose, di cose striscianti, di canti melodiosi, di pioggia sferzante, di vento gelido e di profumi incalzanti.
Che sia di terra umida, di pozze trasparenti, di cornacchie gracchianti, di farfalle primuline, di api svolazzanti.

SBRISOLONA VEGAN SUGAR&GLUTEN FREE


100 gr di farina di riso integrale
100 gr di farina di mais fumetto
100 gr di mandorle tritate
80 gr di olio di mais
100 gr di scriroppo di riso 
1 pizzico di sale marino integrale
10 mandorle sgusciate

Miscelare le tre farine con il sale.Unire il malto e l'olio e quindi impastare con le mani in modo da far assorbire olio e malto, creando un composto che deve essere granuloso.
Ungere una teglia con dell'olio e versare il composto, compattarlo con le mani e decorare con le mandorle intere.
Infornare per circa 25\30 minuti a forno ventilato a 170°

La sbrisolona..mi è venuta in mente tutta d'un tratto, mentre leggevo qualcosa sulla famiglia Gonzaga di Mantova. La sbrisolona buona, oltre che per il gusto, per la sua consistenza secca e sbriciolona (ma va???)...subito un consulto automobilistico con la mia socia di cuore....ed eccola qui: in versione vegan, senza zuccheri e senza glutine. Io posso dirvi solo che è già finita.

Partecipo a Gluten Free FryDay qui!


Partecipo e a Integralmente - Primavera da Daria!


venerdì 21 marzo 2014

Problema matematico



La gallina vorrebbe fare 8753 cose.
Attualmente ne sta già facendo circa 7348.
Ma come ogni primavera vuole aggiungerne di nuove.
Ora la gallina ha 24 ore a disposizione e una discreta propensione ad un lungo sonno notturno.
Domanda: come fa la gallina più disorganizzata del web a mettersi in testa, ogni maledetta - amatissima -primavera di poter aggiungere nuovi impegni a quelli vecchi?
Domanda nascosta: conoscete un calmante naturale, bio, vegan, ecosostenibile?

FUNGHI PRESSATI



500 gr di funghi champignon
1 limone
1\2 cucchiai di aciudulato di umeboshi o sale marino integrale

Pulire e tagliare a fette i funghi.
Metterli in un'insalatiera e distribuire l'acidulato di umeboshi o qualche pizzico di sale.
Massaggiare i funghi con le mani in modo da distribuire bene l'acidulato e continuare fino a quando non esce acqua.
Mettere un piatto sopra i funghi in modo da schiacciarli e quindi un peso.
Lasciare in questo modo per circa 1 ora e mezza.
Quindi strizzare i funghi per eliminare l'acqua e metterla in una ciotola.
Condire con succo e buccia di limone ed un po' di prezzemolo tritato.

Un'idea originale per mangiare la verdura è quella di pressarla, preparando gli insalatini veloci, pronti in poche ore e che ci regalano tutti i buoni effetti della fermentazione: grazie agli enzimi alleggeriscono il nostro organismo e sostengono il fegato, che in primavera, con il cambio stagione, è molto impegnato!!!





giovedì 6 marzo 2014

Tentazioni da killer


Un po' di tempo fa mi è successa una cosa strana. Ero al super e mi ero acquistata un nuovo fiammante coltello da pane.
Alla cassa la commessa aveva bisogno di liberarsi di un peso. E mi ha spiegato, con estrema serietà, che non avrei dovuto prendere quel coltello con la leggerezza con cui lo stavo facendo. Quello era a tutti gli effetti un'arma e io avrei dovuto chiedere un permesso\autorizzazione per circolare.
Quando le ho fatto notare che l'avevo semplicemente preso al reparto cucina e che avevo intenzione di affettare il pane, lei è rimasta per pochi attimi in silenzio, fissandomi come si può fissare una poveraccia che non capisce. E, posando il mio coltello del pane in un angolino, era tornata a spiegarmi che era pericoloso, che certo l'avevo preso per il pane, ma che nessuno avrebbe potuto impedirmi di usarlo in un modo diverso.
Mi ha spiegato che non potevo mostrarlo liberamente e mi ha guardato con occhi torvi, così sussurrando ho chiesto: "Mi da un sacchetto in mater-bi?"
Sono quasi certa di non avere una faccia da killer, a volte sono persa nei miei pensieri, ma in linea di massima cerco di andare in giro con un sorriso.
Sono quasi certa che non ero nel mezzo di una brutta giornata e di aver salutato con gentilezza la cassiera.
Lei alla fine del conto mi ha passato il coltello che ho prontamente nascosto nel sacchetto.
Nei giorni successivi sono nate in me queste ipotesi:
A. la cassiera aveva mangiato pesante o fumato qualcosa di buono
B. io non mi rendo conto di quale faccia porto in giro
C. la cassiera voleva trasformarmi in un mostro
D. ...

PAN BRIOCHE ALLA MARMELLATA


500 g di farina tipo 2
20 gdi amido di mais
150 g di pasta madre non rinfrescata
50 g di succo di limone
160 g di latte di avena
125 g di succo di mela concentrato
70 g di olio extravergine d'oliva delicato
1 c di vaniglia in polvere
1 c di sale marino integrale
marmellata alle ciliegie senza zucchero

Sciogliere la pasta madre nel succo di limone e in poco latte vegetale.
Unire la farina, l'amido e iniziare ad impastare. Unire il succo di mela concentrato e continuare a lavorare, aggiungendo il latte vegetale avanzato un poco alla volta, fino a farlo assorbire tutto.
Bisogna ottenere un impasto morbido, elastico e asciutto.
Continuare ad impastare, aggiungendo un cucchiaio di olio alla volta facendola assorbire tutto ogni volta.
Finito l'olio, unire il sale e lavorare a lungo.
A questo punto mettere l'impasto in frigo per 15 ore e quando l'ho si  riprende lasciarlo a temperatura ambiente per due ore.
Stendere l'impasto in una sfoglia, spalmare la marmellata, arrotolare su sè stesso e adagiarlo in uno stampo da plumcake.
Coprire con pellicola e lasciare lievitare fino a quando manca circa 1 cm al bordo.
A casa mia le temperature non sono ancora alte e ci ha impiegato circa 9 ore.
Cuocere a 180° per 45 minuti in forno statico.

Lavorare sugli impasti dolci lievitati vegan, usando farine non raffinate e solo dolcificanti naturali per quanto mi riguarda è una sfida.
Devi conoscere l'impasto, devi capire come ogni cosa agisce e si comporta quando diventa parte del tutto. Devi sapere quali sono gli effetti di un ingrediente e scoprire come sostituirli.
Ho iniziato a studiare il fiordilatte dei Fables e a fare delle prove. Sono arrivata ad una prima proposta che ha funzionato, ma potevo fare di più. 


Grazie ad un lungo e istruttivo confronto con Claudio in cui abbiamo analizzato ingrediente per ingrediente, abbiamo formulato una nuova versione, che però nella pratica era troppo sbilanciata e non andava. Alla fine, facendo tesoro di tutte le spiegazioni generosamente e pazientemente regalate da Claudio, uomo super logico e ferreo, a me, gallina illogica e svampata, ho miscelato le due versione per semplificare la prima e per arrivare a questa che mi ha davvero soddisfatto.
E poco prima di impastare ho letto questo illuminante post di Aldo: un altro maestro con i lievitati e ci ho provato subito!
Ringrazio questi maestri con il cuore.


Partecipo alla raccolta di Daria Integralmente: troverete fantastiche proposte dove vengono utilizzate solo farine naturali e non raffinate!

venerdì 21 febbraio 2014

Curare la pazienza


Quando con la nostra associazione presentiamo il corso di panificazione naturale inizio sempre citando questa frase di Hillman: "L'approfondimento inizia con il restare in ciò che sta succedendo, restare fermi nelle situazioni difficili."
E in queste parole che vedo descritta la pazienza. E certe cose in cucina rappresentano il vero allenamento per questa parte di noi che troppo spesso viene dimenticata e poco allevata.
La pasta madre e la lievitazione naturale sono stati per me il miglior modo per imparare a respirare lento e per fermarmi ad aspettare, senza far nulla altro che questo.
Prima nel preparare metterci tutta l'arte fatta di passione e di gesti e poi il lungo tempo dell'attesa che se ben attrezzato versa concime e fa germogliare tesori.
Quando trovo una persona con il fiato corto le do un pezzo di pasta di pane da lavorare. Il fermento e la vita del lievito madre passa subito la sua energia alle mani che la toccano e lo scambio crea un piacere fatto di lentezza.
Ci sono altre preparazioni in cucina che ballano con la pazienza. Quella che vi presento ora è una di quelle.

BURGER DI LUPINI



400 gr di lupini già cotti
1 cipolla
1 carota
gran masala
curcuma
sale marino integrale
1 spicchio d'aglio
pepe
farina di riso integrale
farina di mais bramata

Tritare cipolla e carota e soffriggere in un cucchiaio di olio extravergine d'oliva.
Mettere i lupini e tutti gli altri ingredienti nel mixer e frullare, ma lasciando i lupini a pezzettini e senza ridurli in crema.
Mettere il composto in una ciotola e aggiungere farina di riso integrale, lavorandolo a lungo con le mani al fine di far rilasciare gli amidi e legare l'impasto. Io ho aggiunto 3 manciate di farina, procedete un po' alla volta fino a quando non si compatta.
Formare con le mani dei burger e impanarli nella farina di mais.
Scaldare un pochino di olio in una padella e mettere i burger, chiudere con un coperchio e cuocere a fiamma media per 5 minuti per lato.
Lasciare riposare per alcuni minuti una volta cotto.

Ero curiosa di provare i lupini, ma non ho mai trovato i lupini in salamoia. Un giorno però ho incontrato dei lupini secchi. Prepararli ha richiesto un po' di pazienza.
Ho lasciato in ammollo per 5\6 giorni i lupini con un pezzo di alga kombu, cambiando ovviamente acqua ogni giorno.
Poi li ho fatti bollire un'oretta in acqua bollente e ho continuato a lasciarli in ammollo per altri 10 giorni, ma questa volta in acqua salata.
Se li assaggiate durante tutto il percorso vi accorgerete che man mano il sapore amarognolo sarà sempre più debole fino ad eliminarsi.
A questo punto ho cotto per 20 minuti in pentola a pressione e quindi, una volta raffreddati li ho sgusciati eliminando la buccia. E finalmente erano pronti!!!!



Con questa ricetta partecipo alla raccolta settimanale di ricette senza glutine (Fri)Day.

giovedì 13 febbraio 2014

Vorrei essere più zen


Vorrei essere più zen.
Più distaccata da certe robe. Più adatta al silenzio. 
Meno suscettibile alle umane maniere. Più predisposta a scivolare nelle cose.
Vorrei essere più contemplativa. 
Più disposta a stare ferma nell'osservare. Più capace di resistere al logorio del tempo.
Vorrei essere più flessibile, muovermi, piegarmi e tornare indietro. 
Danzare al soffio del vento per lasciarmi andare.
Vorrei essere come un bel sasso che si fa levigare dall'acqua, sembrando quasi morbida e duttile nel tempo.
Vorrei scegliere il colore giusto, con l'energia che cambia con l'universo.
Saper meditare e riflettere, portare nel cuore le grandi verità della natura. 
Riempirmi come uno scrigno e brillare quando mi apro.
Vorrei avere sempre 5 secondi in più tra quando sento qualcosa e quando do la mia risposta.
Vorrei avere tre giorni prima di ogni scelta e il tempo giusto per ogni cosa.
Vorrei tessere uno alla volta ogni desiderio.

PIZZA EVA AL RADICCHIO DI TREVISO, TOFU E SEMI DI ZUCCA


per la pizza:
300 gr di semola rimacinata di grano duro del Senatore Capelli
200 gr di farina integrale di grano tenero
1 c di sale marino integrale
2 C di olio extravergine d'oliva
400 gr di acqua
100 gr di pasta madre

per la farcitura:
1 barattolino di pomodorini in conserva bio
2 radicchi di Treviso
1 panetto di tofu
tamari
1 C di olio extravergine d'oliva
semi di zucca tostati

Preparare la pizza secondo il metodo che Eva ci spiega benissimo qui, video compreso!
Io di solito preparo l'impasto martedì, per poi mangiarlo al giovedì. Rispetto alla sua ricetta, usando farine integrali, mi trovo meglio aumentando la quantità di acqua. Per il resto seguo le sue istruzioni e mi ritrovo con una pizza soffice, golosa, profumata e molto digeribile.
A noi piace alta quindi stendo l'impasto con le mani unte d'olio in una sola teglia. Preferisco non mettere carta forno sotto, non mi piace l'effetto umido che crea, ma ungere la teglia con l'olio. In questo caso mettetene un po', perchè nel tempo del riposo la pasta tende ad assorbirlo e poi si attacca in cottura.

Per la farcitura ho messo i pomodorini quando ho infornato.
Poi ho tagliato a cubetti il tofu, l'ho dorato in padella e quindi spruzzato di tamari e saltato per alcuni minuti.
Mentre ho tagliato a listarelle il radicchio e l'ho aggiunto gli ultimi 5 minuti di cottura, per farlo ammorbidire.
Sfornata ho distribuito il tofu e i semi di zucca.


Nel pollaio giovedì sera è giovedì pizza! Non manca mai! Da quando poi ho imparato a fare questo impasto è davvero sublime. Lo uso con tutte le farine che voglio, tutte integrali! Grazie Eva!!!
Partecipo a Salutiamoci di Febbraio ospitato dalla splendida Lucrezia di Peanut in Cooking. 

venerdì 7 febbraio 2014

FriDay senza glutine


Sono stata sul blog di una bella persona e come una lampadina si è accesa l'ispirazione. Quando posso, e almeno per un pasto al giorno, cucino senza glutine. Spesso sia per pranzo che per cena. Posso dire che 2\3 della nostra settimana è senza glutine. Preferisco non appesantire il mio corpo e il mio intestino con un eccesso di questa proteina. Oppure scelgo cereali e farine con poco glutine: farro, avena, segale....
In ogni caso ho sempre trovato più semplice preparare i cereali in chicchi per i salati e usare le farine per i dolci. E ho sempre pensato impossibile fare la pasta fresca senza glutine e usando solo farine naturali.
Questo è il mio primo esperimento. Detto e fatto in un attimo. 
Il sorgo, questo sconosciuto, ha origine da una pianta erbacea e viene consumato in Africa, Asia e America Centrale. La sua farina è tra le senza glutine più semplici da lavorare. Infatti la pasta ha tenuto bene: unico consiglio, siccome tende ad appiccicare usate della farina di spolvero su piano e mattarello ed eventualmente aiutatevi con un tarocco.
Ha un sapore che tende al dolce, ma molto meno rispetto a riso o mais. Con una spolverata di gomasio all'alga nori il piatto ha raggiunto il suo equilibrio. (Si lo so...nella foto ci sono i pinoli, ma poi con il gomasio era moooolto meglio).

MALTAGLIATI DI SORGO E CECI AI BROCCOLI


200 gr di farina di sorgo bianca
30 gr di farina di ceci
1 pizzico di sale
acqua quanto basta
farina senza glutine per lo spolvero

broccoli

Impastare il sorgo, la farina di ceci, un pizzico di sale con l'acqua sufficiente a creare una palla di pasta morbida e malleabile.
Lasciare riposare.
Nel frattempo portare a bollore dell'acqua salata e scottare i fiori di un broccolo. Scolarli e frullarli. Eventualmente aggiustare di sale.
Stendere l'impasto in una sfoglia sottile e tagliare la pasta a pezzetti.
Aggiungere all'acqua di bollitura (la stessa dei broccoli) un filo d'olio e scottare i maltagliati.
Scolarli e metterli in una padella con la crema di broccolo dove farli saltare per un minuto.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta settimanale di ricette senza glutine (Fri)Day.


mercoledì 5 febbraio 2014

Foto-confessioni


Ho una macchina fotografica molto carina. Bella, seria, nera. Si dice di lei che sia una reflex. Io la offendo...la tratto come una semiautomatica.
Per dire: la gnoma che ha una semiautomatica, la tratta come una reflex.
Ho tentato di capire, comprendere, pensare, analizzare. Ma credo che tutto ciò che è  affine al pensiero logico-matematico sia andato perso nei lontani anni trascorsi all'istituto tecnico commerciale.
Se non mi si fa il disegnino, non ci capisco molto. Regola il bianco, livella i colori, controlla la luce, sistema gli iso, la focale e il bilanciamento. E fai un salto e fanne un altro.
Io non comprendo nulla, sto lì basita e poi schiaccio il pulsante. Ho la fissa di avvicinare tutto il più possibile, di fotografare il minuscolo. Avvicino tutto e a volte la mia povera macchina urla. A volte le foto sono pure carine: giuro è solo grazie alla fortuna.
Sono talmente pigra quando si tratta di fare logica, che spesso lascio la macchina a chi tenta di spiegarmi e dico...fai tu.
E sono felice che esiste il digitale, così posso fare duemila scatti.
Ho un altro difetto. Di solito preparo cose buone e belle da mangiare alla sera: per gnoma e galletto. Risultato da ottobre a marzo le mie foto fanno schifo. Fotografare di sera e senza luce naturale è un dramma.
E lo confesso: vi ho scritto questo papiro per distrarvi dalla foto sotto. Per ammenda mi sono iscritta ad un corso fotografico con la gnoma. Una delle due capirà qualcosa, ma non credo sarò io.

GNOCCHI DI SEGALE CON RADICCHIO E ZUCCA


300 gr di farina di segale integrale
acqua bollente
1\2 zucca
1 radicchio di Treviso
sale marino integrale
olio extravergine d'oliva
9 noci tritate

Preparare gli gnocchi di segale, impastando la farina con un po' di acqua bollente fino ad ottenere una pasta morbida. Lasciare riposare per 20 minuti.
Nel frattempo portare a bollore una pentola di acqua salata.
Pulire la zucca, tagliarla a cubetti.
Pulire il radicchio e tagliarlo a strisce.
Scaldare un cucchiaio di olio evo, mettere la zucca con un pizzico di sale e saltare fino a quando si sarà ammorbidita. Se necessario aggiungere un po' di acqua.
Unire quindi il radicchio e saltare con la zucca per un paio di minuti.
A questo punto preparare gli gnocchi, staccando piccoli pezzi di pasta e gettandoli nell'acqua bollente.
Aspettare che tornino a galla, raccoglierli con una schiumarola e unirli alle verdure.
Una volta finiti gli gnocchi, saltare tutto per un paio di minuti e unire le noci tritate.

Io amo gli gnocchi di segale. Li trovo appaganti. Rustici e morbidi nello stesso tempo. E veloci. La cosa buffa è che con questa orrida foto, ma golosa ricetta realizzo due importanti obiettivi: partecipo a 


Salutiamoci di Febbraio ospitato dalla splendida Lucrezia di Peanut in Cooking. 
e a