lunedì 28 febbraio 2011

Questa è la differenza.


Ho fatto pace con i fili di lana.
Settimana scorsa ogni volta che prendevo in mano gli aghi da maglia mi ritrovavo solo ad infilare pasticci e non punti. E a disfare in continuazione. Come Penelope disfavo la tela, per rimandare all'infinito non so che. Ma dopo ordine e punto. E tutto ha preso la forma che cercava.
Settimana scorsa era infilata da giorni dove la polvere entrava negli occhi, mi alzavo con il sole e passavo il resto del giorno fra le nuvole. 
Femmina. Flusso astrale di materie inconsistenti, che vanno per la loro strada nonostante tutto. Nonostante la precisione che ho scelto, l'ordine che ho calcolato e la misura che ho concordato. 
Femmina. Per cui gli elementi prendono forma allegra, nonostante quello che penso, ma accoccolandosi addosso al mare che mi si muove. Creatività inusuale e istintiva. 
Settimana scorsa sono stata sgridata perchè su certe cose non medio mai. Non accetto compromessi. Il dito puntato addosso e la voce strozzata che urlava: "Anche tu! Anche tu devi acconsentire ad un po' di sporco, ad un po' di macchie."
Lei dorme e io sono desta. Questa è la differenza.

CROSTATA DI NOCCIOLE E MARMELLATA D'UVA
120 gr di farina 2
100 gr di nocciole
100 gr di burro
50 gr di zucchero grezzo di canna
2 tuorli
marmellata d'uva americana

Tritare le nocciole nel mixer e ridurle in farina. Preparare la frolla e lasciarla riposare in frigo per mezz'ora circa. Stendere 2\3 della pasta in uno stampa, bucherellare la superficie con una forchetta e versare la marmellata. Con la pasta rimasta ricavare delle striscioline e decorare la crostata.
Cuocere in forno ventilato caldo a 170° per 30 minuti circa.

La ricetta è della Polpetta Perfetta! Ed è per l'appunto perfetta! L'ho già fatta due volte, perchè dovevo partecipare a due incontri diversi ed ogni volta fiumi di complimenti. Il poco zucchero da l'equilibrio giusto con il sapore dolce della marmellata.
La marmellata d'uva americana ricorda molto i profumi del bosco e dei suoi frutti e nelle crostate viene esaltata!




giovedì 24 febbraio 2011

E' troppo piccolo per me.


Sai cos'è che l'infinito è troppo piccolo per me.
Sogno distanze interminabili da percorrere con le mie gambe.
Spero in pensieri illimitati da trasformare in azioni.
Desidero sogni incommensurabili per poter volare.
Vagheggio sinfonie lievi per toccare l'universo.
Bramo incontri di braccia e di pelle che solleticano la pancia.
Annuso i profumi delle persone per scoprire il loro sentire.
Percepisco essenze reali di tutto ciò che è oltre noi.

CREMA DI PATATE E CAVOLFIORE


per 2\3 persone:
500 gr di patate
1\2 cavolfiore
1 cipolla rossa
sale
1 confezione di crema d'avena
olio extravergine d'oliva
semi di sesamo

Pulire la verdura, pelare e tagliare a pezzetti le patate e dividere in cimette i cavolfiori. Cuocere tutto al vapore per circa 10 minuti.
Tritare la cipolla e rosolarla con 1 cucchiaio di olio extravergine in una pentola wok. Aggiungere le patate e il cavolfiore, aggiustare di sale e insaporire a coperchio chiuso per qualche minuto. 
Frullare le verdure nel mixer aggiungendo la panna vegetale d'avena. Se volete fare una vellutata unite anche 300 ml di brodo vegetale per rendere tutto più cremoso e fluido.
Tostate per pochi minuti i semi di sesamo in una padella antiadente. 
Servire la crema in un piatto e distribuire i semi tostati.
Se piace polverizzare del pepe.

Questa crema ha preso spunto da una ricetta di AAM Terra nuova del mese di febbraio. Loro l'hanno proposto come vellutata, ma io avevo voglia di qualcosa di più consistente, quasi di un purè. Per questo ho omesso il brodo. La panna d'avena l'ho trovata al Natura Sì, è una crema vegetale molto gustosa e leggera. Potete sostituirla con altri tipi di panna vegetale!  Oppure come nella ricetta originale sostituirla con 100 ml di latte d'avena

lunedì 21 febbraio 2011

Buon compleanno, gnomo!


12 anni! Non sono paglia, sono tutto. E' il momento in cui le canzoni iniziano a dirti di più dei giochi. Quando hai tanti segreti che ribollono che non basta un diario e ne servono tre. Quando ti guardi allo specchio e ti scopri diversa da prima. Quando metti l'acceleratore e vorresti già tutto.
E' il periodo dove non ci sono mezze misure, dove il corpo sfugge e non capisci. Dove davvero il passo tra il mondo infante e il mondo adulto è stato fatto. La donna lascia le vesti linde dei giochi sulla riva del fiume e si tuffa nel mare in tempesta. Il sentire si fa così grande, che cattura i respiri di tutti e ogni cosa ha una nuova dimensione. Occupa tutto dentro di te.
E' l'attimo in cui non si può più prendere la mano della mamma, i  passi si fanno da soli e la volontà ha un bagliore così lieve, perché tutto chiede prima. Le tue emozioni, il tono dei colori, i legami con le persone, le finestre sul mondo. tutto ora non passa solo attraverso te, ma risuona e rintocca, modificando la sua espressione
Sei cassa di risonanza del mondo e fa bene e fa male vederti volare.

CROSTATA AI BACI

per la crema:
250 gr di cioccolato fondente del commercio equo
100 gr di burro
2 uova e 1 tuorlo di gallina felice
80 gr di zucchero
12 baci di cioccolato
12 nocciole

per la pasta: 
250 gr di farina 2
125 gr di burro
125 gr di zucchero di canna integrale
1 uovo e 1 tuorlo di gallina felice
sale

Preparare la frolla. Io ho usato la planetaria e ho fatto così: ho messo le farine, lo zucchero e il sale e ho aggiunto il burro molto morbido. Ho avviato alla massima velocità, fino ad ottenere un composto granuloso. A questo punto ho aggiunto le uova e avviato ancora alla massima velocità. In questo modo si è formata la palla di frolla, che ho messo a riposare in frigo per almeno mezz'ora.

Stendere la pasta e foderare uno stampo da 24\26 cm per crostate. Bucherellare la pasta con una forchetta e coprirla con un foglio di carta da forno bagnato e strizzato, ricoprire la carta con dei legumi secchi e cuocere il guscio di pasta frolla per 25 minuti a 170° in forno ventilato. Sfornare e lasciare raffreddare. 

Preparare il ripieno. Sciogliere a bagnomaria il cioccolato e il burro. In un'altra pentola montare con le fruste elettriche le uova e lo zucchero, cuocere il composto a bagnomaria, sbattendo con le fruste elettriche. Si deve ottenere un composto soffice e ben montato, io ho impiegato poco meno di 10 minuti. Togliere dal fuoco e unire il cioccolato fuso, mescolando lentamente, fino ad ottenere una crema omogenea.

Versare sul guscio di frolla freddo la crema e infornare a 160° per 15 minuti. Lasciare raffreddare e quindi decorare con i baci e le nocciole.
Per far aderire i baci io ho scaldato il fondo del cioccolatino con la fiamma di una candela per pochi secondi e quindi l'ho "incollato" alla crema, mentre ho schiacciato le nocciole per farle entrare nella crema solidificata. Spolverizzare con pochissimo zucchero a velo.

Presa da "Il meglio di Sale e Pepe - Torte di festa",  modificandola un po'. Insomma questa raccolta voglio realizzarla quasi tutta, preparando un bel dolce ad ogni occasione speciale. La crostata è la torta preferita della gnoma e come ogni anno per il suo compleanno ne ho pensata una particolare. 
Ricca e golosa. Indimenticabile!
Se guardo le mie torte hanno tutte quel tocco di casalinghitudine, dove il grezzo di tutti i giorni compare. Ho imparato ad amare questa mia costante capacità di imperfezione. Se guardo le foto invece vorrei sapere mille segreti per rendere l'immagine bella, ma sono solo alla pagina due del manuale d'istruzione e al livello zero di pazienza!

giovedì 17 febbraio 2011

La vita non è uguale a sè stessa


I giorni, dalla settimana scorsa, mi sono piovuti sulle spalle come un'acquazzone improvviso e forte. Esattamente ho pensato: "La vita non può essere mai uguale a sé stessa". E subito dopo ho mentalmente aggiunto: "Però se il tutto teneva almeno ancora qualche settimana..."
E così prendi carichi, sposta carichi, ascolta, insegui, comunica, respira, scrivi, rispondi, confrontati, raccogli i punti caduti, chiudi con grazia i cancelli lasciati aperti da cui esce ed entra ogni cosa, ruba quegli attimi per rincorrere il sole e tenta di ignorare i mali di stagioni. Ritrovarsi a parlare con una voce roca, rimanerci male perché non puoi stonare i ritornelli delle canzoni più amate mentre guidi, segna tutto sull'agenda e fai totali. Mettersi in moto per fare tutto, per far star bene. Mi sento come una persona che segue gli altri e raccoglie man mano i pezzi che cadono dalle loro braccia cariche, per arrivare con loro al punto di sosta e rassicurarli: "Tranquilli c'è tutto, non abbiamo perso nulla e tutta va come deve andare." Mi sento così e sento la mia forza crescere e avverto di farcela, ho la serenità di riuscire. Mi sento così e sento il ricordo di quando ho annaspato e respirato a fatica, bussare per minacciarmi.
E poi piove e sto sotto l'acqua, per sentire se ha l'odore della primavera.

PIE CON NOCI DELL'AMAZZONIA ALLA CREMA
240 gr di farina 2
100 gr di zucchero di canna
4 uova
1 bicchierino di rum
120 gr di burro
100 gr di sciroppo di riso
sale

Preparare la pasta unendo 200 gr di farina con 90 gr di burro freddo a pezzetti, 1 uovo  e un pizzico di sale. Lasciare riposare la pasta per mezz'ora in frigo. 
Nel frattempo sbattere le uova rimaste con una frusta elettrica, aggiungere il resto del burro e della farina, un pizzico di sale, lo zucchero, il rum e lo sciroppo di riso. Mescolare fino ad ottenere una crema omogenea.
Stendere la pasta ad uno spessore di 2\3 mm in una tortiera da 24 cm per crostate, punzecchiarla con una forchetta. Tritare le noci nel mixer e distribuirne 2\3 sulla pasta, versare la crema e coprire con la granella di noci rimasta.
Cuocere la torta in forno già caldo a 220° per 10 minuti, abbassare la temperatura a 160° e continuare a cuocere per altri 40 minuti.

Presa da "Il meglio di Sale e Pepe - Torte di festa",  modificandola un po'. L'originale era una pecan pie, io non avevo noci pecan e ho adattato. Siccome le noci dell'Amazzonia sono un po' cicciotte non mi veniva bene ricoprire la torta con i gherigli interi, ho tritato tutto. Ho diminuito anche la parte dolce. Per il compleanno del fratello del galletto, è piaciuta tanto proprio per il contrasto della pasta salata e il ripieno dolce.

lunedì 14 febbraio 2011

Il bene fatto


Il bene fatto, strale di luce,
amore diffuso,
che imprime il suo odore,
fa sentire il buono,
le ali che nascono sulle spalle,
quando da curve si sono drizzate,
quando da chiuse si sono aperte,
quando si vive gli uni per gli altri,
senza più conoscenza
di ciò che è opposto,
di ciò che è ferita,
ma per intuito volere
sulle labbra
il sapore di pace.


TORTA SALATA DI TOFU E PORRI

Per 4 persone.
per la pasta:
250gr di semola di grano dura del Senatore Capelli
3 cucchiai di olio exravergine d'oliva
1 cucchiano di sale
acqua

per il ripieno:
20 olive nere
200 gr di tofu naturale
2 cucchiai di tamari
3 porri
vino bianco
pepe arcobaleno

Preparare l'impasto con la farina, l'olio, il sale e l'acqua. Deve diventare una palla morbida ed elastica. Mentre si prepara il ripieno tenere la pasta in frigo.
Pulire e mondare i porri, eliminando tutti  i residui di terra, affettarli finemente. Metterli in una pentola wok e versare un bicchieredi vino bianco. Fare stufare la verdura a coperchio chiuso per circa 15 minuti o fino a quando saranno appassiti. Una volta cotti, spolverizzare il pepe.
Tagliare il tofu a pezzi e passarlo per 3\4 minuti in padella insieme a due cucchiai di tamari.
Snocciolare le olive e metterle nel mixer con il tofu, frullare tutto. Mischiare il composto ottenuto con i porri.
Stendere la pasta nella tortiera da crostata, punzecchiarla con una forchetta e versare il composto del ripieno. Infornare a forno spento, accendere alla temperatura di 180°, funzione ventilato e cuocere per circa 30 minuti, fino a doratura.

Ecco una torta salata, leggera e calibrata. Una fettona di questa torta insieme ad un ricco contorno rappresentano un pranzo perfetto e completo. A prova di dieta!
Ho usato per la prima volta il tofu per un ripieno e ne sono rimasta entusiasta: rimane morbido e corposo.

giovedì 10 febbraio 2011

A volte

 
Sotto il sole, la grande tazza di caffè annacquato tra le mani, sulla sedia argento. Il silenzio dei soliti rumori della strada e la gioia di sentire i pensieri fluire. Sentire la pressione della mente scendere, sentirsi svagati, liberi perché si lascia andare. Andare via. Aspettare per vedere cosa rimane dopo che è fluito. E sentire il massaggio del sole. Sapere che è ancora più bello, perché è il dono di questi giorni e non di domani. E' unico, eccezionale. E la Nina che cammina saltellando sulle sue zampe. Anche lei decomprime la testolina.  Perché va tutto bene. Per me e per lei. Io mi appoggio allo schienale, lei corre e rincorre gli odori. Regia del suo presente. Poi allungo la mano. Nina oramai sa che una mano umana che si allunga non significa più guai e botte. E si ferma, appoggia la sua testa contro il mio palmo e ci coccoliamo. 
Le chiedo, mi chiedo: "Sei felice?" 
"A volte".
E guardiamo il sole.

LINGUINE CON BROCCOLETTI E FAGIOLI
Per 4 persone:
250 gr di linguine
250 gr di fagioli borlotti secchi
2 spicchi d'aglio
1 broccolo
1 vaso da 250gr di "pomodori con la pellecchia" o pelati
olio extravergine d'oliva
sale e pepe
rosmarino

Mettere in ammollo i fagioli per almeno 12 ore e poi lessarli con il rosmarino e uno spicchio d'aglio. Io li ho cotti in pentola pressione per 20 minuti. Pulire e tagliare le cimette del broccolo. Nel frattempo in una padella rosolare l'altro spicchio d'aglio schiacciato con 1 cucchiaio di olio extravergine, allungato con due di acqua per un paio di minuti, quindi unire i pomodori tritati e cuocere per circa 15 minuti. Lessare i broccoli , per circa 7\8 minuti e quindi scolarli, senza buttare via l'acqua, che potrà poi essere utilizzata per cuocere la pasta al dente.
Una volta scolata condirla con il sugo di pomodori e quindi unire la verdura e i fagioli.

lunedì 7 febbraio 2011

Certe persone


Certe persone vivono in lotta con altri, con sè stessi, con la vita. Allora si inventano opere teatrali immaginarie e adattano il copione alle proprie frustrazioni. P. Coelho

Il problema è quando ci si trova raccontati nel copione e si scopre a sorpresa e con stupore di avere una parte della recita. Allora ci si sente come al risveglio da un sonno profondo, piombati per caso in una situazione, tentando e annaspando per ricordare la battuta. La battuta giusta.
Spesso si cerca la via più veloce verso l'uscita, il tendone che separa palcoscenico e quinta pare vicino, ma nel gioco di chiaroscuro, di luce e buio, non ci si rende conto che per quanto piccola si  regge una parte, un frammento che completa l'intero. Allora bisogna trovare un modo sano, equilibrato ed elegante per non far crollare il castello di carte. Che ricorda bene non ti appartiene.
Profondo respiro, sorriso smagliante, calmare il battito del cuore, trovare la frase che racchiuda la giusta pozione. Ironia, saggezza ed equilibrio, magari nel mix di poche parole. Declamazione della battuta, riformulazione del copione. Uscita di scena.

E fisso il buco bianco nel foglio scritto che avrà chissà quale intimo significato occulto.

GNOCCHI DI SARETTA


6 o 7 patate
farina integrale quanto basta
sale

Lessare le patate con la loro buccia, pelarle e ridurle a purè con lo schiacciapatate. Aggiungere un pizzico di sale e farina quanto basta per creare un impasto morbido. 
Prendere un pochino di pasta, formare un salsiciotto e tagliarlo a tocchetti di circa 1 cm, passare la pallina sui rebbi di una forchetta o su una grattuggia.
Portare a bollore dell'acqua salata e tuffare gli gnocchi. Scolarli quando saranno a galla e condirli a piacere!

La ricetta l'ho scritto a testimonianza che non ci vuole niente a farli  gli gnocchi, solo la volontà. Avevo ricordi infantili di quando mia madre e mia sorella, una volta ogni tanto facevano gli gnocchi alla domenica e ne avevo sempre la sensazione che fosse un lavoro enorme e pesantissimo. Forse perchè noi eravamo una famiglia numerosa e golosa e quindi bisognava farne una grande quantità. Saretta, quando ha raccontato di come anche lei si è decisa a prepararli, mi ha dato lo stimolo giusto per provare! 
Lo gnocco perfetto per me è quello leggero e semplice, che deve sapere pochissimo di farina! Usare quella integrale ha regalato un buon tono rustico!

giovedì 3 febbraio 2011

Ascoltare




Ascoltare
senza rabbia, 
senza ribellione,
senza bloccarsi,
con una certa pazienza,
con il coraggio di sentire,
con una certa apertura.

Inizia una strada infinita, inizia con la ricerca del silenzio. Che non so fare, a volte. Come non so ascoltare, a volte. E vorrei chiedere perdono ad altri, a me, per la violenza praticata.

MUFFIN CIOCCO COCCO


250 gr di farina tipo 2
100 gr di zucchero di canna
16 gr di cremortartaro
250 ml di latte di riso
50 gr di olio di semi di girasole
50 gr di cocco
75 gr di cioccolato fondente
30 gr di cacao
sale

Tritare nel mixer il cioccolato in modo grossolano, unire in una ciotola tutti gli ingredienti secchi: farina,  cremortartaro, zucchero, sale, cacao, cocco e cioccolato. In un altra ciotolina miscelare latte di riso e olio. Unire quindi i due composti, mescolare velocemente e versare un cucchiaio di impasto negli stampini dei muffins. Cuocere per circa 20 minuti a 180°.


Ma questa ricetta è così vecchia, così vecchia che quasi mi dimenticavo di averla! Preparati dalla gnoma, quando ancora aveva tempo e non era una ragazzina di prima media in carriera!