domenica 18 dicembre 2011

Blu cobalto



Giornata di vento terso e gelido, adatto per spazzare via e fare sembrare nuovo. Regala un profumo buono, di gemma, di vita. Cammino con le mani in tasca nel buio e finalmente alzo lo sguardo. 
Oro che si diffonde inoltrandosi nelle nuvole calde, rosso che mi abbraccia prima di farmi cadere in un abbaglio di bianco. E poi un blu intorno. Sento sulla pelle, odoro e gusto, mi scivola nei capelli, tutto su di me conosce ora la vera sfumatura del cobalto, che in fondo e lontano si scioglie nel verde di un mare che non esiste. A cosa servono le luci finte quando tutto lassù ci regala questo?

TEMPEH CON CAVOLO CAPPUCCIO IN AGRODOLCE



1 cavolo cappuccio bianco
zenzero fresco
3 spicchi d'aglio
tamari
1 peperoncino 
olio extravergine d'oliva
sale marino integrale
malto di riso
pepe nero in grani

Pulire il cavolo cappuccio, eliminando le foglie esterne e tagliandolo a listarelle. Lavarlo ed asciugarlo tamponandolo in un canovaccio. Scaldare in un wok due cucchiai di olio extravergine, aggiungere il cavolo e far rosolare per un minuto, mescolando in continuazione. Aggiungere un pezzetto di zenzero fresco grattugiato e gli spicchi d'aglio schiacciati. Bagnare con due cucchiai di malto di riso e due di tamari, insaporire con sale, peperoncino e pepe. Amalgamare il tutto e far saltare ancora per due minuti. 
Distribuire il cavolo nei piatti e rosolare nel wok il tempeh tagliato a fettine, insaporendo con un po' di tamari. Unire alla verdura e servire.

Questo secondo piatto vegano è davvero delizioso. A me piace molto il tempeh, lo trovo così particolare e mi fa venire in mente sempre idee nuove. Il cavolo cappuccio cotto così è davvero insolito e piacevole. A volte lo preparo anche solo come contorno.
Intanto vi chiedo scusa per non essere molto presente, non so bene dove sono, forse un altro pianeta, forse dentro una nuova dimensione, comunque da qualche parte in cui si sta bene e c'è abbastanza da fare, fare di niente. 

AGGIORNAMENTO DEL 27/12/2013: partecipo con questa ricetta a Salutiamoci - dicembre 2013  ospitato da La Tana del Riccio




martedì 6 dicembre 2011

Le finestre



Le finestre con le luci accese, mentre cammino nel buio della sera, sono ponti con stralci di vita che rubo di nascosto. Le finestre illuminate su mondi diversi, su parti colorati, su bianchi e neri soffusi, su espansioni di oro giallo. Intrufolo lo sguardo curioso in cuori frementi di vita, tra un quadro chiaro, un divano scuro, gli spigoli di una cucina moderna, il riflesso di uno specchio arzigogolato, il candore di un muro immacolato, la serietà di un salotto antico, il mobile della nonna, i colori dei ragazzi, un davanzale e una pianta. A volte incrocio dinamiche di vita, piccoli movimenti che fanno nascere la domanda giusta, quella che porta al senso di una storia che non c'è. L'uomo con il maglione rosso che ascolta attento, la giovane signora che porta un vassoio di bicchieri e cammina piano, il ragazzo che sfugge ipnotizzato dai raggi catodici, l'anziano che sbatte la tovaglia per farla appoggiare sul tavolo. La donna che sistema i giochi a fine giornata. 
Incrocio raramente dei visi: a volte quello interrogatorio della vecchina che come me immagina una storia che batte di vigore, intrecciando le sue memorie a quello che la strada gli dona. Altre quelle di un gatto silenzioso ed elegante, che non si pone domande e si gode la vita e il suo regno. 
E solo una volta su mille trovo lo sguardo ricambiato, pulsante e gioioso di chi non ha paura dell'incontro che vale solo un minuto, fatto di gioia, giusto per chi sa raccontarsi nel correre di un attimo e riconosce l'altro. E solo una volta su mille incontro lo sguardo di un bambino. 

 CIAMBELLA DI RICOTTA E CIOCCOLATO






250 gr di farina 2
250 gr di ricotta
100 gr di zucchero di canna grezzo
3 uova
1\2 cucchiaino di vaniglia in polvere
1 bustina di cremortartaro
80 gr di cioccolato fondente
sale

Amalgamare la ricotta con lo zucchero, quindi aggiungere le uova fino ad ottenere un composto cremoso e chiaro.  Mescolare la farina con la vaniglia, il lievito e un pizzico di sale e unirle al composto. Tritare grossolanamente nel mixer il cioccolato e unirlo al composto. Versare in una tortiera unta e infarinata e cuocere a forno caldo a 180° per 45 minuti. Fare la prova stecchino


La ricetta è di Barbara, praticamente l'ho rifatta identica, diminuendo solo lo zucchero. Ho usato uno stampo di silicone e penso che sia per questo che sia rimasta più umida rispetto alla sua, è comunque davvero buona!

lunedì 28 novembre 2011

In quella bolla fatta di niente



Ci sono giornate come oggi. Che sono melliflue e io vivo nella bolla, fatta di niente, fatta di pensieri gonfi. Mi muovo lenta, mi muovo piano nella mia testa e sto sospesa. Penso alle mille cose successe, alcune che mi sembrano così lontane e già così dimenticate e penso alla prospettiva. La proposta è quella di levare un pezzettino di me, posso scegliere tra meccanica e chimica e in ogni caso non mi piace. Mi innervosisco perchè non capisco e non posso sapere e non posso decidere e vorrei lasciare andare. Tutto quello che mi ha portato quella diagnosi veloce fatta di poche parole asciutte, non è parte di me. Il fatto che c'è, ma non può andare, il fatto che dovrei stare male da piangere e invece sto bene. E non sono convinta. Così sfido il destino, ancora per l'ennesima volta, contro vento senza sapere se è così che deve essere fatto.
Ci sono giornate come oggi, che sono stanca e sogno un po' di pace, ma mentre i minuti passano mi spengo dentro me stessa e allora esco, ora ancora meno sola e chiedo al sole e al gelo di schiaffeggiarmi la faccia. Si spegne poi il giorno nella sera e so che oggi non ho esercitato la resistenza, mi spiace del tempo che è andato, ma a cui non avrei dato importanza se non fosse stato così e che darà un valore in più al tempo di domani, fino alla prossima volta che sentirò l'impulso di fermarmi un attimo e di nuovo scivolerò in quella bolla, fatta di niente, fatta di pensieri gonfi.

POLPETTE DI SEDANO RAPA

1 sedano rapa
80 gr di farina di mais
2 cucchiai di olio extravergine d'oliva
timo
1\2 cucchiaino di coriandolo macinato
1\2 cucchiaino di curcuma
1 cm di zenzero fresco
sale e pepe

Pulire il sedano rapa, eliminando la buccia, lavarlo e tagliarlo a tocchetti. Cuocerlo a vapore per circa 15 minuti. Farlo raffreddare e asciugarlo con della carta cucina con molta cura. Metterlo nel mixer, tritarlo e aggiungere gli altri ingredienti. Aggiustare di sale e pepe. Se per caso l'impasto è troppo umido aggiungere altra farina.
Con un cucchiaio prendere un po' di impasto e formare una pallina, che verrà appoggiata su una teglia rivestita di carta da forno, schiacciandola con le mani. Passare un giro d'olio e infornare in forno ventilato a 180° per circa 30 minuti, girandole a metà tempo.

La ricetta è presa quasi integralmente da qui, ho cambiato un pochino gli ingredienti per adattarli a ciò che avevo a disposizione e invece di usare il passaverdura  ho preferito usare il mixer. E' stato un modo davvero nuovo per gustare il sedano rapa, che se devo essere sincera a volte  un pochino mi stufa.

martedì 22 novembre 2011

Lusso al pollaio


Visto che secondo l'Agenzia delle Entrate i costi per un veterinario fanno parte delle spese di lusso e pesano sul redditometro, posso gridarlo a gran voce: il pollaio è un castello e noi viviamo nella ricchezza più sfrenata, concedendoci qualsiasi cosa ci passa per la testa. 
In effetti qui non mancano leccate di mano, pigiapigia con fusa rotanti e grattini sparsi.
E siccome siamo dei gozzovigliosi che scialacquano il loro patrimonio nella sovrabbondanza, nello sfarzo e sperperando senza ritegno...ebbene si abbiamo deciso di esagerare.
E così dopo Agamennone, dopo Nina, dopo Circe...è arrivato Teo!
Teo è un canone bianco e nero, abbruzzese 100%, morbido e coccoloso, dagli occhioni dolci. Teo è un ex vagabondo, che portava i bimbi a scuola e accompagnava, dignitoso e silenzioso, i funerali. Teo si divertiva alle sagre sedendosi al tavolo per gustare tutto ciò che di buono c'è.  
Teo era un cane di paese, che qualche pirla di paese ha voluto minacciare.
Teo è un amore.
Teo è arrivato nel pollaio grazie a due stupende donne che si sono macinate un sacco di chilometri per portarcelo qui e che hanno pianto lacrime vere quando hanno dovuto salutare questo tesoro. 
Perchè Teo è buono, buffo, tenero, tranquillo, sereno e affettuoso.
Teo ora deve fare amicizia con Nina, che è un essere fatto a forma di cane, ma che di "canese" non sa nulla e spiegarsi con lei è sempre un casino.

Teo deve sopportare la piccola Circe, che si è innamorata di lui esattamente due minuti dopo averlo visto e che ha deciso che è il materasso più morbido del mondo.

Teo deve riuscire ad annusare il didietro di Agamennone per capire se è un gatto grosso, un cane nano o un'altra forma di vita nuova, ma Agamennone è un gatto morigerato che non ha nessuna intenzione di abbandonarsi al lusso animalesco e che sia chiaro a tutti!!!!!

Teo vorrebbe stare sul divano anche se non si può e ogni volta che gli chiediamo di scendere esce un fumetto: "Tanto poi andate a letto e io ci torno su!"
Teo che non è proprio piccino, vuole stare in braccio alla gallina e prendersi tutte le coccole. Teo adora fare buche in giardino e dare la zampa.
Teo è il nostro nuovo compagno di vita.

PLUM CAKE VEGAN CIOCCO E PISTACCHI


300 gr di farina 2
100 gr di zucchero di canna integrale
300 ml di latte di riso
100 ml di olio di semi di girasole
80 gr di cioccolato fondente
80 gr di pistacchi di Bronte
1 bustina di cremortartaro
sale

Unire la farina, lo zucchero, il cremortartaro e il sale e mescolare tra loro le polveri, aggiungere olio e latte e amalgamare fino ad ottenere un impasto cremoso e fluido. Tritare il cioccolato e i pistacchi grossolanamente e unirli all'impasto. Versare tutto in uno stampo da plum cake.
Cuocere in forno statico a 180° per circa 40 minuti (fare la prova stecchino).

Queto plumcake è strepitoso. E il giorno dopo è ancora meglio. Se riesce ad arrivare al giorno dopo!

domenica 13 novembre 2011

La Ditta del Cauntriemme


Questa è la storia di due galline che sono legate da un filo doppio e che desiderano sempre combinare qualcosa insieme. Le due galline amano fare molte cose e ogni tanto sognano, sognano in grande. Partite con l'obiettivo di trovare i fondi per partecipare ad alcune conferenze che amano tanto, hanno creato una mini attività e fondata l'unica, la vera, l'irripetibile 
DITTA DEL CAUNTRIEMME DI MI&LO. 
Dipingiamo oggetti vari, per lo più in legno e ad ogni pennellata vediamo oltre. E magari perdiamo un filo l'obiettivo iniziale perchè puntiamo più in alto. Non ultimo ci siamo immaginate fra 40 anni mentre ci intervisteranno nella cucina della nostra personalissima cascina in cui coltiveremo, come due vecchie galline radical chic, libere e belle, tutto quello che sogniamo con il metodo biodinamico, mentre razzoliamo tra le nostre opere country! 
Forse esageriamo, ma le mattine passate a pennellare ci rigenerano e ci sollevano. 
Per il grande pubblico il nome è un'italianizzazione delle nostre visioni country, mentre in realtà nasconde un sordido segreto che svelerò solo alla vendita del diecimilionesimo pezzo, fra circa 40 anni durante la famosa intervista nella nostra cucina!
Siamo anche consapevoli che è totalmente incosciente mettersi a vendere cose inutili durante una crisi economica, ma la gallinosità è una nostra tipica qualità!
Per ora trovate un po' dei nostri lavori e dei nostri pensieri in questa pagina di fb: se vi va cliccate "Mi piace", condividetela sul vostro profilo e seguite le nostre avventure: la pubblicità è l'anima del commercio! Oppure venite a trovarci il 20 novembre qui!

BOCCONCINI DI SOIA AL CURRY

100 gr di bocconcini di soia
1 confezione di panna vegetale di avena
curry in polvere
1 cipolla
olio extravergine d'oliva
tamari

Reidratare i bocconcini cuocendoli in brodo vegetale caldo per 10 minuti. Scolare e fare in modo di eliminare più liquido possibile. Affettare la cipolla e rosolarla in un wok con un cucchiaino di olio extravergine d'oliva. Unire i bocconcini e due cucchiai di tamari. Lasciare insaporire, unire la panna e il curry, mescolare e cuocere a coperchio chiuso per almeno 20 minuti. Agggiustate il sapore con il sale o con altro curry
Io l'ho cotta proprio in questo modo ma sulla mia cucina solare.

Questi bocconcini sono ottimi se li cucinate. per mangiarli il giorno dopo. In questo modo i sapori si amalgamano e i bocconcini perdono quel loro "modo tipico" di essere di soia! Io li ho serviti con del riso thai bollito e pomodori al timo.

domenica 6 novembre 2011

Solo il più delle volte




E' strano. Scioglie il tempo in lunghe pause. Pause fatte tra un avvenimento e l'altro. Cammino, cammino con Nina al mio fianco, cammino passo dopo passo. E ogni giorno faccio la stessa strada e la stessa strada è ogni giorno diversa. Cammino e mi sento sospesa, persa dentro la bolla d'aria rappresa mentre la vita pulsa. Ci sono e non ci sono. A volte non sono nemmeno presente a me stessa. Capire e accettare, scegliere e fare in modo che il cielo si trasformi nelle mie mani. Alla mia età è strano chiedersi chi si è e cosa si vuol fare. E' così il pennello passa e ripassa sul legno. E scoprire cose nuove, date perchè siano un punto di svolta e per comprendere la profondità. Devo cercare ordine sufficiente per poter fare tutto quello che mi completa e a volte il tempo non sembra bastare. Confusione e lucidità per adattarsi a questo mondo fatto di terra, a cui sono così attaccata e alzare lo sguardo al cielo per ricordare le risposte. Il giorno mi porta pensieri lucidi, la notte umide sensazioni. L'altalena la vedo che si intreccia con i punti del mio lavoro a maglia, ma io ostinato disfo per rifare. Non sempre, solo il più delle volte. Altre me lo faccio andare bene, quando è tanto e il tanto mi sembra troppo. Mi adeguo alle piegature di questa stagione folle e mangio fragole a novembre.

SCHIACCIATINE CON LIEVITO MADRE




200 gr di pasta madre
acqua
170 gr di farina di farro setacciata
50 gr di fiocchi d'avena
1\2 cucchiaino di semi di finocchio
1 cucchiaino di sale

per la copertura:
60 gr di fiocchi d'avena
olio extravergine d'oliva
sale

Sciogliere la pasta madre con un po' d'acqua, aggiungere la farina, i fiocchi, il sale e i semi e l'acqua necessaria per ottenere una palla di pasta. Lavorare per qualche minuto e lasciare lievitare per un paio di ore. Sgonfiare l'impasto, stenderlo con le mani a forma di rettangolo ed eseguire delle pieghe a libro (tipo quelle della pasta sfoglia) e lasciarlo riposare per un'altra ora
Stendere l'impasto e dividerlo in 12 pezzi, che poi spianerò con un mattarello.  Bucherellare i dischi con una forchetta, ungere con un po' dolio, girare il disco e ripetere, quindi adagiarli su una teglia rivestita da carta da forno.
Mescolare i fiocchi con i semi e un po' di sale e distribuirli sui dischi.
Infornare in forno ventilato a 190° per circa 15 minuti. Si conservano in una scatola di latta a lungo.

Dopo essere stata ad una meravigliosa festa di sole e di colore, mi era rimasta la voglia di schiacciatine croccanti, un po' diverse dai soliti crackers, così ho trovato in rete questa ricetta, che ho subito provato con grande soddisfazione. E ora mi rimane un'idea da sperimentare, ma mi sa che ho bisogno di qualche consiglio...e se le faccio con la farina di segale? Sostituisco tutto con la segale o con mix di farine? Mi aiutate?

lunedì 24 ottobre 2011

Circe, la micromicia


Insomma nel pollaio non ci si stava più dentro. Vi ricordate qui avevamo fatto dichiarazioni compromettenti sull'allargamento del pollaio medesimo, non tanto come occupazioni di spazi, ma come numero degli esseri viventi al suo interno. E così un bel giorno abbiamo aperto la porta per Circe.
Circe è un cosino nanino di quasi tre mesi. E' del segno del Leone ed è nata lo stesso giorno della gallina. Circe è bigia bigia, come la cenere del camino, come il fumo di Londra, come la propria ombra. 
Circe è tenerissima e usa tutto il suo tempo per cacciare topini di peluche. 
Circe quando vuole qualcosa te lo dice in faccia senza compromessi: un meeeeeeeeee per la pappa, due meeeeeeeeeee per le coccole, quattro o cinque mememmeeeee...per correre a fare i bisogni.
Circe se può ti sta sopra: sopra le gambe, sopra la pancia, sopra la testa o sopra la spalla. Di notte dorme con la gnoma e ogni tanto attacca a ciucciarla con estremo amore.
Agamennone ha fatto finta per tre  minuti di non vederla, poi ha fatto finta per un giorno di essere molto triste per avere perso il primato dell'unico gatto dell'universo. Io l'ho spalmato di Rescue Remedy, coccole e gli ho giurato che lui è stato, è e sempre sarà l'unico e il solo. Così lui si è ripreso e ha iniziato a fare il mammo. Infatti la lava, la fa giocare e la controlla. Lo fa con grande affetto, ma con tutta l'irruenza di un gattino rosso di soli nove chili. E succede così che mentre la slecca appassionatamente, ci mette troppa forza e la butta giù dalla sedia.
Nina osserva e vorrebbe essere piccola piccola per giocare con quella robina bigia.

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Volete dare una mano a delle persone davvero in gamba e pronte ad aiutare gli animali? Allora fate come me mettete una bella zampa sul vostro blog: diventerà più bello e farete conoscere il lavoro di queste persone, trovando modo di aiutarli e magari partecipando per un lieto fine.. Per maggiori info andate da Serena!

CAVOLO CAPPUCCIO ROSSO

1\2 cavolo cappuccio rosso
1 cipolla
2 mele gialle
aceto di mele
olio extravergine d'oliva
sale marino integrale

Grattugiare il cavolo rosso. Pulire e affettare la cipolla, rosolarla delicatamente in un cucchiaio di olio extravergine d'oliva. Pelare e tagliare le mele a dadini, aggiungere alle cipolle e lasciare insaporire. Unire il cavolo e cuocere con il coperchio chiuso per qualche minuti. Aggiungere 1\2 bicchiere di aceto, salare e portare a cottura. In tutto ci vorranno 15\20 minuti

L'ho cotto sulla cucina solare, i tempi in questo caso si allungano un pochino di più, ma il procedimento è identico, probabilmente in padella rimane meno asciutto di così.
La ricetta è della mia amica Mi, strillata di corsa dal bagagliaio, mentre scaricava qualcosa. 


AGGIORNAMENTO DEL 27/12/2013: partecipo a Salutiamoci 2013 ospitato da La Tana del Riccio

lunedì 17 ottobre 2011

World bread day 2011

Bake Bread for World Bread Day 2011

Oggi è la giornata mondiale del pane. E ogni volta che penso al pane, penso al suo enorme potere simbolico, al suo essere tramite, al suo condurre qualcosa che non è solo cibo o riempirsi la pancia, ma è cuore e amore. 
Oggi è la giornata mondiale del pane, ma non posso non pensare a ieri e provare un grande sentimento di tristezza, di male. Mi chiedo dove è finito il desiderio di comunione, di unione, quello che aveva spinto i passi di tutte le persone che ieri avevano scelto di scendere in piazza, per non essere invisibili e poter esprimere il loro pensiero. 
Tutto sepolto dal peso assurdo dell'infinita stupidità della violenza, voluta, organizzata, cercata. Vogliono metterci paura, per non fare azioni, vogliono spaventarci per non agire, vogliono intimorirci per bloccare la voce. E lo vogliono fare facendoci credere quello che va bene a loro, anche la verità viene confezionata ai loro casi.
E allora oggi e ogni giorno che sarà io metterò le mani in pasta, mi sporcherò di farina per esercitare la mia forza, per sfornare il mio pane, per mettere sulla mia tavola il risultato del mio agire, per nutrire come posso la forza del cambiamento.


PANE DI SEMOLA CON LO YOGURT


100 gr di lievito madre
500 gr di semola del senatore capelli
1 yogurt
sale
acqua

Sciogliere la pasta madre in un pochino d'acqua. Far riposare per mezz'ora in modo che si riattivi. Unire la semola e lo yogurt e acqua quanto basta per avere un impasto morbido e elastico. Lavorare a lungo la pasta e quindi metterla a lievitare avvolta in un canovaccio infarinato.
Io ho fatto il pane due volte, usando tempi di lievitazione diversi, ecco come:
LIEVITAZIONE 1
- lasciare l'impasto per 5 o 6 ore fino al raddoppio, sgonfiare l'impasto, dare la forma e lasciare riposare per un'altra ora;

LIEVITAZIONE 2
- lasciare l'impasto a lievitare per tutta la notte in frigo, al mattino sgonfiare e reimpastare e lasciare riposare fino al raddoppio per circa 1 ora

Cuocere il pane in forno ventilato, con un pentolino d'acqua calda, per 15 minuti a 200° e per 30 minuti a 180°. Sfornare e appoggiare il pane ad un ripiano, in modo che sia in posizione obliqua e lasciare raffreddare.

Il pane con lo yogurt risulta morbidissimo e rimane tale per un'intera settimana. Lo yogurt rende più veloce il processo di lievitazione, tanto da poter fare il pane anche in un giorno solo, usando comunque poca pasta madre. 
Oggi partecipo al WORLD DAY BREAD proposto da Zorra.

domenica 9 ottobre 2011

Nonostante il sole, nonostante il caldo


Autunno. Graffia nascosto. Nonostante il sole, nonostante il caldo. Fa finta di fare meno male, ma manda un vento scheletrico che invita le foglie a danzare, a cadere, a unirsi alla terra. E nasconde in sè quella nota di dolce che spiega il sorriso. Che infiamma l'anima, mentre silenziosa mette via, piegandoli ad uno a uno i vecchi panni sgualciti e usati dell'estate. Ad uno a uno, decidendo se è meglio conservarli per un'altra volta o se decisamente è necessario buttare. Osservando le pieghe di qualcosa, con un gesto deciso sapere che cosa non si vuole mettere più. L'autunno costringe con la sua delicatezza a quel riposo silente e costruttore, a quel rintanarsi dentro sè, a quel sonno che prepara e lavora per risplendere. Puro e unico il soffio vitale rende pace alla ribellione e adagio trova il suo sonno, la sua forma di decantazione. La malinconia della danza del rosso che scende spegnendosi cerca rifugio. Cosa succederà di fronte allo specchio di sè, nella tana? Il pettirosso guarda dal vetro e promette: non essere sola, mai.

ZUCCA E CIPOLLE AL VINO ROSSO




1\2 zucca
1 cipolla di Tropea
1 bicchiere di vino rosso
sale
olioextravergine d'oliva
pepe

Prendere una pentola antiaderente, rivestire con alluminio tutte le parti non in acciaio.
Affettare la cipolla, metterla con un cucchiaio di olio extravergine nella padella e rosolare al sole, girando di tanto in tanto, per 5 minuti o fino a quando inizia ad ammorbidirsi.
Pulire la zucca, eliminare la buccia e tagliare a dadini. Unire alla cipolla e insaporire per alcuni minuti, unire il vino e chiudere con un coperchio. Portare a cottura, fino a quando la zucca sarà morbida. Aggiustare di sale e pepe.

Ecco un piatto cotto sulla cucina solare. Posso solo dirvi che è buono. Dedico questa ricetta a impatto zero all'iniziativa di DoveConviene, che pianterà un albero anche per me, trasformando Galline2ndlife in un blog a impatto zero.


Infine vi consiglio di ripassare tutto l'abbecedario culinario della mitica trattoria: alla Q ci sta pure la gallina! Mentre chi vuole può pensare in R come Rifreddo!


mercoledì 28 settembre 2011

Simone


Storia del primo amore.
Lui era nella classe blu, io in quella piccola dei rossi. 
Ci incontravamo nel grande cortile di sassi e giocavamo insieme. Lui era lì per me, mi difendeva dai bambini che dicevano troppe cose, rubavano la palla e ti costringevano a giocare. Io e lui stavamo nei nostri grembiulini colorati e ci tenevamo per mano. Una piccola grande persona importante, fino a quando ogni estate ci portava via.
Per andare a scuola arrivavamo da due posti diversi, ma ci incontravamo al grande incrocio dei quattro semafori e lui, coraggioso e cavaliere, attraversava la strada per me. Non eravamo nella stessa classe e ogni mattina ci infilavamo nel negozio e lui si faceva preparare un panino per la merenda. Ho sempre pensato che fosse una persona di grande valore, perchè ogni giorno faceva questa cosa del panino. Dopo ci si aspettava e di nuovo, si camminava  insieme, a volte insisteva con la sua sorellona per portarmi fino a casa e la strada era lunghissima. Per dimostrargli quanto ci tenevo attraversavo con lui sulle strisce pedonali del vigile: pericolose e vietate dalla mamma. 
Il nostro pensiero più importante era il verificare se esisteva davvero questa reciproca lista con su i nomi dei bambini che ci piacevano di più. Ci giuravamo con grande solennità che ognuno di noi era sempre il primo della lista. E anche così ci tenevamo per mano, fino a quando ogni estate ci portava via. 
Ma un'estate è stata per sempre. A settembre non l'ho più rivisto e avevo il terrore di non essere più la prima della lista. Mi immaginavo di prendere di nascosto il grande viale, dove ogni giorno lo vedevo scomparire, per trovarlo e chiarire la faccenda.
Fino a che un giorno, non mi ricordo dove e quando, ho sentito due grandi parlare e raccontare la storia di quel bimbo annegato per errore, in piena estate e mai tornato. 
E ho capito, come si capisce quando senti il sangue farsi ghiaccio.

Anni dopo l'ho rivisto: seduto due panche davanti a me, con di fianco la sorella. Lei più vecchia, lui proprio come quando l'avevo visto l'ultimo giorno di scuola a sette anni.
Le bisce nello stomaco e gli occhi fissi su quella personcina. Ovviamente non era lui, credo fosse suo nipote, nato poco dopo quell'ultima estate, uguale e bello come lui. 
E avrei voluto tenerlo per mano.

RAGU' DI LENTICCHIE SLOW

2 carote
1 cipolla
2 spicchi d'aglio
240 gr di lenticchie rosse
6 cm di alga kombu
1 bottiglia di pomodori a pezzettoni (o di salsa)
acqua

Pulire le verdure, tritarle. Tagliare un pezzetto di 6 cm di alga e tagliuzzarla in obliquo sui lati. Mettere tutti gli ingredienti nella pentola della slow cooker e coprire d'acqua. Accendere alla temperatura alta e lasciare cuocere per circa 5 ore.

Un ragù vegetale, leggero e delicato. L'alga kombu facilita la cottura di tutti i legumi. Quando preparate legumi che hanno bisogno di ammollo, lasciateli insieme al pezzettino di alga, poi cucinate tutto insieme. Inoltre l'alga insaporisce il sugo e in questo modo serve meno sale. Io poi a cottura ultimata la elimino, ma se vi piace può essere mangiata. La cottura nella slow cooker è perfetta per i ragù, perchè i sapori rimangono integri, così come la consistenza degli ingredienti, in particolare le lenticchie non si sono trasformate in un purè.

venerdì 16 settembre 2011

Senza perdere i sassi


Cerco una fonte di acqua gelata, per disintossicarmi, per depurarmi. Vorrei lavarmi via le tracce di ciò che è passato per rivedere il mio viso prima di tutto. Vorrei entrare in una cascata, per recuperare energia e dimenticare, per cancellare. Vorrei un nuovo battesimo, per una nuova rinascita. Per un camice bianco, per non vedere le macchie. Per sentirmi nuova. Vorrei un rito di iniziazione per lasciare indietro e passare oltre, per simbolicamente chiudere ed aprire. Vorrei un tempo silenzioso e intimo, in cui decantare le esperienze, osservare i sentimenti, liberare le sensazioni e costruire nuovi pensieri inediti. Vorrei essere dentro un cerchio e nello stesso tempo essere sola al mondo. 
Vorrei essere come sono senza i sassi, ma non vorrei perdere mai uno dei miei sassi, nemmeno il più tagliente. 

TORTINO AI FUNGHI O QUICHE DELLA TRATTORIA

per la pasta matta:
300 gr di farina di farro setacciata
5 cucchiai di olio extra-vergine d'oliva
50 gr di sesamo

per il ripieno:
500 gr di funghi champignon
1 cipolla rossa
1 spicchio d'aglio
1 confezione di panna vegetale d'avena
sale
pepe
prezzemolo

Tostare in una padella antiaderente il sesamo fino a quando comincia a saltellare allegro. Preparare l'impasto con la farina, l'olio, il sale, l'acqua e il sesamo. Deve diventare una palla morbida ed elastica. Mentre si prepara il ripieno tenere la pasta in frigo. Pulire e affettare i funghi. Rosolare una cipolla affettata sottilmente con lo spicchio d'aglio e quindi aggiungere i funghi. Trifolare per qualche minuto e aggiungere la panna vegetale. Portare a cottura, ma i funghi devono rimanere sodi. Tritare il prezzemolo, unirlo ai funghi e aggiustare di sale e pepe.
Stendere la pasta in una teglia da crostata, bucherellare con una forchetta e versare il ripieno di funghi.
Cuocere per 25\30 minuti in forno ventilato a 170°.


Quando due amiche si trovano su FB e iniziano a ciacolare può succedere che pensi ad abbinamenti, elenchi ingredienti, pregusti abbinamenti e poi si decide di fare un tortino come questo.O almeno è quello che succede con lei. Preparato per la cena di un weekend in campeggio montanaro e senza fornello. La torta è vegana, la panna vegetale è perfetta!

venerdì 9 settembre 2011

La relazione finale

Lunedì.
Ci vediamo dopo il breve tempo del distacco. Mi dici con lo stomaco che mi vuoi bene, ti dico con il cuore che ti voglio bene. L'anello di un abbraccio sugella l'inizio della fine. Andiamo sul monte sacro, parliamo apparentemente come al solito, confidandoci pensieri ed emozioni, offrendoci reciprocamente le nostre linee d'ombra, anche quelle più buie. O almeno credo. Mi dici che lui ti ha dato un po' il tormento, ho pensato a causa della sua totale incapacità di stare fermo e di occuparsi con frenesia delle cose, degli altri. Mi parli dell'altro lui, con gli occhi lucidi, mi dici è sempre stato in prima pagina, nascondo il mio principio di nausea e penso che sei buona. Non è vero. Mi dici che per soldi non si può fare una cosa.
Al pomeriggio mi dici che lui insiste per incontrarci, per organizzare il lavoro. Vuole farlo domani, io faccio una smorfia. Volevo un po' di tempo libero. Mi dici di non preoccuparmi: "Lo faccio fuori io." Rimango colpita e rido, no ci sono.

Martedì.
Lo incontriamo. Lui mi accenna ancora dell'altro, cerco di dirgli che sono cose loro, al di fuori del lavoro, di non portarle più. Era quello che avevamo deciso. Arrivi, sei tesa, lo sento dalla voce, lo vedo dalle mani. Il tono è secco, duro. Lui dice che l'altro lo vuole fare fuori. Gli dico che è impossibile, che non può decidere l'altro, è l'ultimo che può farlo. Così avevamo concordato, ma stai zitta e non ho sentito quel silenzio. Poi inizi a farlo fuori, proprio come avevi detto. Vedo lui tremare e lo trovo inaccettabile. Gli dici che per soldi non si può fare una cosa. Ci vedremo lunedì. Vado, la testa non ha capito, l'anima si e mi sento dissonante. Mi chiami e ti dico: "Non deve succedere più, non voglio fare del male". Mi assecondi, sembri preoccupata dei miei pensieri.

Mercoledì.
Ci vediamo, qualcosa è rotto e siamo imbarazzate. Tentiamo di recuperare con il caffè al "nostro baretto", è uno sforzo, ma sembra ci riusciamo. Concordiamo cose che non saranno più fatte. Nel pomeriggio mi chiami perchè hai bisogno di un consiglio. Ci siamo.

Giovedì
E' la data ufficiale dell'inizio. La prova del nuovo corso, del cambiamento. Ci sembra andato tutto bene. Diciamo di credere nel cambiamento. Mi ribadisci che anche se venerdì io non ci sono, vuoi davvero vedere lei e lo trovo bello.

Venerdì
Mi chiami, si sposta l'appuntamento con lui perchè hai impegni tuoi. Ti dico che se serve, io posso vederlo lo stesso, per confrontarmi, per dare uno spazio. Va bene, ma poi mi richiami per dire che le parti le dobbiamo fare a livello personale. Parliamo due lingue diverse, non ci capiamo. Mi fermo e ti chiedo perchè ci stiamo dicendo quelle cose e in quel modo. Allora la guerra non è finita? Ci siamo ancora dentro? La guerra è di lui e dell'altro lui. Non doveva essere nostra. Sembra che parlando del niente si ritrovi la stessa linea, l'accordo, il bene. Concludi: "Ti dico solo che da ora dividerò le scelte professionali da quelle personali". La parola professionale è sbagliata, ma ancora non lo so. Rimango con un moto sordo dentro di me e decido di parlarne con nessuno, sperando nella fantasia.

Lunedì
Dovevamo vederci, ma stranamente non ci sei. Sono lì sola e sono fessa. Al telefono continui a dire: "Mi dispiace". So che non sei dove dici di essere. E' il bacio che mi fa piangere e inizio a muovere la mia ribellione. Prima di sera per caso, perchè tu non le rispondi al telefono sento lei e scopro che la fantasia è la stessa, ma è quella sbagliata. Stiamo a vedere.
Alla sera, nell'istituzione ci siamo: l'altro lui, lei, te e io. Parli per 20 minuti. La voce non è tua, le parole nemmeno, oramai più pensieri. Dici io ho fatto, ho chiesto, ho deciso e chiudi il tuo, anzi no il suo farlo fuori. Soldatino senza dignità, burattino senza fili. Sto zitta. Vedo tutta la recita, tutto il nero, tutto il buio. E chiedo un foglio, in cui nervosamente dichiaro che io ne sono fuori.  
Dirò solo questo e a differenza di ciò che poi avrai fretta di raccontare agli altri, non è dopo una decisione che me ne sono andata. E' prima. Quella scelta e la puzza di merda che ha è solo tua. E di quell'altro. Tronfio e compiaciuto, nell'illusione di una falsa vincita di materia. Dopo due minuti e chiedendoti conto della vergogna che non hai anche lei va. Entrambe per sempre.

La prostituta siede sulla bestia, che la sostiene. Dice Giovanni. Io cammino guardando negli occhi le persone e verso l'alto. Questa è la sottile differenza tra me e te, tra quello che farò io e quello che farai te. Questo è il mio punto di vista.

mercoledì 7 settembre 2011

Goodbye Signora Fletcher


La signora Fletcher non era affatto una gattina abbandonata e affamata, ma da come si poteva intendere dallo sguardo, una tipa in cerca di avventure. Dopo circa una settimana nel pollaio abbiamo scoperto che aveva una sua  personalissima Cabot Cove e che i suoi coinquilini allarmati la stavano cercando disperati, perchè la signora Fletcher non era mai stata lontano da casa per così tanto tempo. Il paese era tappezzato di manifesti che cercavano questa monella. Quindi un po' tristi e un po' contenti, dopo ottomila bacini, l'abbiamo lasciata andare. 
Ovviamente non siamo una famiglia standard che quando vive la perdita di qualcuno, dice MAI PIU', no siamo una famiglia balenga che dopo solo una settimana con la nostra personalissima Signora in Giallo ha incautamente deciso di prendersi un altro gatto e un altro cane, per lenire il dolore del distacco.
Ora ditemi voi: il cane che c'entra?

PASTA CON MELANZANE E FETA

1 melanzana
3 pomodori maturi
1 cipolla
origano fresco
1 confezione feta greco
210 gr orecchiette
olio extravergine d'oliva

Affettare sottilmente la cipolla e dorarla in padella con un cucchiaino di olio extravergine. Nel frattempo lavare i pomodori e ridurli a dadini, aggiungendoli alla cipolla. Pulire e tagliare a cubetti la melanzane e unirli alla verdura. Cospargere con un cucchiaino di sale e portare a cottura a coperchio chiuso. All'ultimo unire i fiori d'origano.
Lessare la pasta al dente e spezzettare il feta. Condire con la verdura e con il feta e servire.

Il sapore d'estate tutto dentro un piatto.

domenica 4 settembre 2011

La Signora Fletcher


E' arrivata così, un po' per caso e in silenzio. Ha innanzitutto fatto domanda di impiego dove lavora il galletto, ma il suo curriculum ero troppo specifico e anche di un certo livello per cui lì non poteva stare. Il galletto però, intuendo il grande potenziale, le ha offerto un posto nel pollaio e lei, forse un po' confusa per il jet lag, ha accettato. E nel pollaio ci ha messo le tende. Si chiama Signora Fletcher, perlustra la casa in cerca di misteri e porta avanti indagini pericolose, intrufolandosi in bilico tra libri, bicchieri o qualsiasi cosa abbia un aspetto fragile. Non indietreggia davanti a nulla, nemmeno davanti alle bionde alte snelle abbaianti, nemmeno ai gatti di 9 kg dalle zampe cicciose, nemmeno davanti agli aspirapolveri che vanno da soli.
Ha intenerito Agamennone che già dopo poche ore è pronto a seguirla dappertutto.
Ha intenerito Nina che è convinta che dentro ad ogni  gatto c'è un cane.
Ha intenerito La Gnoma che ha deciso di dividere la camera con lei.
Ha intenerito Il Galletto che ha voglia di frullarla di coccole.
Ha intenerito La Gallina che le ha già confidato certi segreti.
Ora lei sta un po' sulle sue, è una tipa indipendente, ma prima o poi la inteneriamo anche noi.





MUFFIN DI CASTAGNE


200 gr di farina di farro spelta setacciata
100 gr di farina di castagne
1 bustina di cremortartaro
120 gr di zucchero
1 cucchiaino di sale
2 uova
100 gr di  burro di soia
15 cucchiai di latte di riso

Mescolare insieme tutti gli ingredienti secchi: farine, lievito, sale e zucchero. In un altro recipiente mescolare tutti gli ingredienti morbidi: burro di soia, uova, latte. Unire i due composti e girare con il cucchiaio di legno per 12 volte. Distribuire il composto negli stampi per muffins, riempiendolo a metà. Cuocere per 25 minuti a 180° in forno già caldo, fare la prova stecchino e quindi sfornare, lasciandoli raffreddare su una griglia.

Ho preso spunto per questa ricetta da Zenzero&Cannella, con qualche mia modifica personale. La giornata uggiosa di una domenica di inizio settembre dentro un pollaio in cui i calendari sono ancora ostinati sul mese di agosto richiedeva un dolcetto e con la farina di castagne inizio a prendere l'autunno in dose omeopatiche! Infine propongo questi muffins alla mia omonima Lo: vanno benissimo per la colazione e inoltre li puoi surgelare! La sera ne tiri fuori uno per il mattino. Che dici? Intanto ci penso ancora un po'.....

domenica 28 agosto 2011

Ritorno slow


Ritorno, ripercorro la strada verso casa, verso la mia vita. Adoro stare in vacanza fuori dall'ordinario, ho macinato libri e pensieri. Degli ultimi in modo confuso e libero hanno fluito dentro e intorno a me e quelli che si dovevano fermare si sono depositati tra i capelli e la pelle. Quando torno a casa gli occhi trovano le cose della vita, quelle di sempre, scorrono i titoli dei libri e ciò che è consueto. Devo ritornare conosciuti. Mi ostino per le ultime ore in cui non sono di nessuno a ripetere i gesti che appartengono ad un altro mondo, quello di vento, di sale e di aria. La mini casa viaggiante sulla nostra auto ci ha portato dalla neve al sole della sabbia, fino al vento secco tra gli aghi dei pini. Essere via è uno stato mentale e così sono stata via anche mentre ero in pausa dai viaggi. Essere via è una dolce malattia e nutre i sogni che volano altrove. Tornare a casa è uno stato mentale, sto nell'angolo più a sud della casa sotto i raggi del sole e so che fra un po' sentirò quell'odore.

FARRO E LENTICCHIE IN SEMPLICITÀ

per 3 persone:
180 gr di farro decorticato
180 gr di lenticchie rosse
6 cm di alga kombu
sale
pepe
olio extravergine d'oliva
basilico fresco
condimento ayurvedico

Sciacquare il farro sotto l'acqua per eliminare le impurità, prendere il pezzetto di alga e tagliuzzarlo sui lati. Mettere alga e farro in una pentola di acciaio e tostare leggermente, quindi unire l'acqua (circa 750 ml) e salare. Cuocere per circa 30 minuti. Io ho usato la cucina solare. Nel frattempo in un wok cuocere le lenticchie con un po' d'acqua.  Scolare il farro e lasciare raffreddare tutto.
Una volta freddo unire lenticchie e farro, condire con olio, pepe, condimento ayurvedico e basilico tritato. 

Un piatto veloce e semplice, adatto per il ritorno, per non complicarsi la testa. Se non avete il condimento ayurvedico, si può mettere paprika o curry. Servito con fagiolini dell'orto, leggermente scottati. Un abbraccio a tutti.

lunedì 11 luglio 2011

Estate 2011- chiuso per ferie 1



Partenza verso l'altro, il fresco, il verde, il canto degli uccelli.
Lontano dal basso, dai rumori, dal troppo.
Il pollaio chiude per ferie. 
Vi abbraccio e felice estate

COUS COUS ALLE VERDURE


180 gr di cous cous di kamut precotto
180 gr di lenticchie rosse
1 melanzane
1 peperone
2 zucchine
olive
capperi sotto sale
olio extravergine d'oliva
pangrattato
sale

Lavare, pulire e tagliare a cubetti le verdure. Unire i capperi dissalati e le olive. Aggiungere due cucchiai di olio extravergine d'oliva, mescolare attentamente in modo da distribuire bene l'olio. Polverizzare con il pangrattato. Infornare a 180° con funzione ventilato e cuocere per circa 30 minuti.
Cuocere le lenticchie rosse. Io l'ho fatto con un pochino di brodo vegetale.
Preparare il cous cous, facendolo tostare in una pentola antiaderente per un paio di minuti e  ricoprirlo con circa 300 ml di acqua calda salata, miscelare e coprire. Al momento di servire sgranare il cous cous con una forchetta, aggiungere le lenticchie. Impiattare il cous cous con le verdure cotte al forno.

Il cous cous ha il pregio di essere un piatto che si può preparare in anticipo e trovare pronto quando si ha fretta e si deve correre, correre, correre...proprio come in queste ultime settimane. Vi regalo questa ricetta semplice e scappo in vacanza.

giovedì 7 luglio 2011

Tenerezza secondo gnoma



La tenerezza si nasconde nelle pieghe della vita ad esempio:
- nella Nina che si sdraia mentre fa agility
- il pupazzo di HalloSpank con la scritta TI VOGLIO BENE
- gli orecchini a forma di ciabattina
- in una foto di alcuni ragazzini che sembrano una famiglia mentre mangiano il couscous
- le foto di mia nonna e mio nonno che si abbracciavano quando erano giovani
- i biscotti al cioccolato a forma di cuore
- le stelline sugli occhiali da sole di mia mamma
- la mamma che balla con la Nina
- quando pettino il gattino e lui si struscia.
La gnoma rossa
BISCOTTI AL VINO CON UVA PASSA

90 gr di uva passa
225 gr di farina tipo 2
1 cucchiaino di lievito in polvere
100 gr di zucchero
60 gr di burro
1 uovo
3 cucchiai di vino bianco secco
scorza grattugiata di 1 limone
sale

Fare ammorbidire l'uva passa in una ciotolina d'acqua calda per 10 minuti. Scolarla e asciugarla con la carta cucina. Unire la farina, il lievito, un pizzico di sale e lo zucchero in una ciotola. Aggiungere il burro a pezzetti e ottenere un composto granuloso. Aggiungere l'uovo leggermente sbattuto, il vino e la scorza del limone e formare una pasta liscia. Aggiungere l'uvetta e mescolare nuovamente. Mettere la pasta a riposo in frigorifero per 30 minuti. 
Accendere il forno a 200°. Stendere la pasta ad uno spessore di 5 mm e ritagliare i biscotti. Trasferirli su  due piastre da forno e cuocere per circa 12\15 minuti o fino a doratura. Farli raffreddare su una griglia.

La gnoma e io abbiamo preso "Il libro d'oro dei biscotti" e deciso di fare ad una ad una tutte le ricette. Il libro è altissimo, le ricette buonissime, condividere questo momento insieme è prezioso. La gnoma poi per presentare i suoi biscotti cercherà di scrivere qualcosa e oggi si è fatta tenera per voi. La gnoma dodicenne non scherza!

giovedì 30 giugno 2011

Attenzione: sto scappando.


Nella scioglievolezza del caldo, che finalmente mi avvolge e si infonde ovunque, cerco l'ispirazione. Inspiro l'aria e la porto dentro, perchè sia stimolo fertile per far crescere idee e instillare nell'anima impressioni di volontà.
Cerco, mentre i sensi mi confondono, la giusta inspirazione per le piccole cose:
- quella per capire dove sono andate le formiche quest'anno;
- quella per stirare la montagna dei panni;
- quella per stare nel letto nudi fino a tardi la domenica;
- quella per decidere cosa cucinare a cena;
- quella per trovare le parole; 
- quella per seguire i fili dei suoi pensieri e non avere paura;
- quella per passeggiare nei boschi;
- quella per fare mappe dei sentieri di noi stessi;
- quella per resistere alle zanzare;
- quella per sentire musica classica;
- quella per usare la bicicletta;
- quella per leggere i miei libri;
- quella per rivedere gli amici;
- quella per abusare di knitting;
- quella per pensare alle vacanze;
- quella per prendersi un giorno e " baciare tutta una persona" 
- quella per imparare a fare fotografie;
- quella per imprimere ai miei muscoli che è estate, che l'aria profuma e che devo fuggire dalla normalità.
Attenzione: sto scappando!

CASINO DI PASTA ALLE MELANZANE

per 3 persone:
270 gr di pasta mista
1 melanzana
10\15 pomodorini cherry
olive
vino bianco secco
sale
erbe aromatiche: timo, origano, basilico e santoreggia

Pulire e tagliare la melanzana a dadini, metterla in un wok insieme ad un bicchiere di vino bianco. Girare per far insaporire e salare. Unire i pomodorini tagliati a metà e le olive denocciolate. Continuare la cottura fino a quando la melanzana è pronta. Nel frattempo preparare un trito con le erbe aromatiche, da mescolare un minuto prima di spegnere il fuoco.
Cuocere la pasta al dente e condire con il sugo di melanzane.

Ehehheh...lo so che questo sugo non è una genialata, ma mi piace perché è senza grassi e perché ha quel bel misto di profumi di mediterraneo che adoro. Ho messo insieme quattro tipi di pasta diversi: avete presente quando ci sono mille pacchettini aperti con un gnègnè di niente dentro? Ecco mi sono trasformata nella cronometrista della pasta e ho tuffato in momenti diversi i vari formati!

domenica 26 giugno 2011

Basta saperlo...

Come pulire i taglieri di legno.

In cucina preferisco utilizzare i taglieri di legno, anche perchè il legno è un materiale naturale e biodegradabile. Quelli di plastica rimangono sul groppone dei rifiuti della nostra terra e li trovo brutti. Per mantenere giovani i nostri taglieri di legno uso i consigli dati nella Guida ai detersivi bioallegri:

- passare il tagliere con una pasta di acqua e bicarbonato (1 parte di acqua e 3 parti bicarbonato) e sciacquare dopo qualche minuto. Poi lascio asciugare al sole e all'aria. Stesso trattamento, quando serve, al mattarello e all'asse per impastare!

Il bicarbonato è sgrassante, ha azione addolcente dell'acqua e igienizzante. Inoltre non ha nessuno impatto sull'ambiente, controllate nel biodizionario.
Qualcuno conosce qualche altro trucco?

sabato 18 giugno 2011

Arcobaleno



Non può succedere nulla, perché ho visto l'arcobaleno, 
l'essenza del ponte che unisce firmamento e terra.
Sembra il dono di un cielo dispettoso che vuol farsi perdonare dopo tanto piangere.
Scendo lungo la strada grigia, mentre scorrono immagini.
Metto da parte la frenesia e il respirare veloce, che consuma l'aria.
Non può succedere niente, perché ho visto l'arcobaleno.

CALAMARATA DI PASTA CON CECI PICCANTI

per 2 persone
120 gr di pasta calamarata
120 gr di ceci secchi già ammollati e lessati
2 cipollotti
1 cetriolo
1 limone
timo e santoreggia
1 cucchiaino di pasta al peperoncino o 1 peperoncino
olio extravergine d'oliva

Lessare la pasta al dente. Nel frattempo pulire i cipollotti e affettarli, pelare il cetriolo e tagliarlo a dadini. Tritare con la mezza luna le erbe aromatiche. Spremere il succo del limone e aggiungervi il trito di erbe e la pasta al peperoncino. Unire le verdure ai ceci lessati e condire il tutto con il succo di limone aromatizzato.
Quando la pasta è cotta, scolare e condirla con i ceci, aggiungendo 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva.

Una pasta pungente, fresca, saporita perché comunque nascosta dietro pioggia  e nuvole siamo immersi nell'estate. Quando farà veramente caldo la si potrà preparare come insalata fredda!


Aggiornamento del 20 marzo 2013. 
Partecipo a Salutiamoci ospitato da  Katia di Pappa&Cicci  per il mese di marzo 2013.