lunedì 25 ottobre 2010

Cambiamenti


 immagine tratta da Morguefile

Ci sono momenti di cambiamento. Si è diversi da prima, sempre. Ma a volte il cambiamento lento, che ha lavorato dentro di te ti si para davanti e rimani sorpresa. Rimani sospesa.
Ho quarant'anni. Da qualche mese. E forse tutto è iniziato prima. Un giro di giostra che ha il segno del tempo. Il corpo che cambia, ancora nell'eterno modificarsi femminile.
Questa volta mi ha sbigottito e non sempre riesco a capirlo. Ho sempre avuto un rapporto con il mio corpo di reciproca confidenza. A volte di totale litigio, con schiarite di rasserenante pacificazione. Altre di gioiosa voglia di divertirsi e di complicità. L'ho sempre indagato, conosciuto, non controllato. Ma sapevo di me, sapevo cosa mi succedeva e se volevo potevo arrivare a capire perchè succedeva. Ma ora a questo giro non mi ci racapezzo. Cambia. Sembra essersi invertito. Nessuno ci racconta di questo mutamento, nessuno ne parla: sembra un tabù. Solo ai tavolini dei bar con le tazze di thè, nell'intimità dell'abitacolo di un'automobile, quando si è a braccetto nelle strade del centro, mentre lo sguardo si incrocia in una vetrina puoi chiedere. E scoprire che quello che senti è così, per tutte. Allora, dopo qualche sorriso imbarazzato o tentativi di banalizzare arriva il sussurro della confidenza: si, è successo anche a me. Non sono come prima, è cambiato, è diverso. Ho scoperto di non essere l'unica a non riconoscersi più nelle proprie forme, a non sapere come vigilare, vedersi la cosa sfuggirsi di mano. Ho scoperto che così si sentono le donne come me, ma non si dice.
Ora ho deciso: riprendo il bandolo di me stessa e mi tuffo nell'ennesima scoperta di ciò che è me, perchè voglio che mi piaccia così com'è, perchè lo voglio forte e bello, lo voglio specchio di me, dentro.

CREMA PICCANTE DI ZUCCA E ZENZERO



1 zucca piccola
1 cipolla rossa
2 cucchiai di vino bianco
brodo vegetale
peperoncino
zenzero fresco

Pulire la zucca e tagliarla a pezzettini. Affettare la cipolla e rosolarla con il vino in una padella, aggiungere i tocchetti di zucca e coprire con il brodo vegetale. Unire il peperoncino e lo zenzero grattuggiato. Cuocere fino a quando è morbida, mettere nel mixer e frullare fino ad ottenere la crema.

Questa ricettina fantastica è di Barbara, appena letta mi è entrata nella testa: dovevo farla! Io l'ho servita come contorno con la polenta! E' piaciuta a tutti, gnoma compresa, che ha tentato di dirmi di farla senza peperoncino: tzè! Ingenua!

sabato 23 ottobre 2010

Volevo un vestitino nuovo....


....che ne dite?
Tanto per cominciare ho scoperto che l'header si vede spanato se si accede con explorer....e ora???
 HELP ME!

AGGIORNAMENTO:
grazie a Susina, Zucchero&Cannella e Gaia
sono riuscita a sistemare....che emozione!
Ora funziona tutto bene, ma soprattutto ho appicciato addosso quella meravigliosa sensazione di non essere sola e di poter contare su qualcuno


Grazie!!!!

giovedì 21 ottobre 2010

Subito dopo Lugano

Pigra giornata lenta, di grigio e di umido. Fatta apposta per perdersi tra il divano rosso, il plaid blu e annusare il suo profumo nell'abbraccio tiepido, mentre pigramente si schiacciono i tasti del telecomando, si pensa alla colonna sonora, si abituano gli occhi e il pensare alla luce tenue. Lento sfilare dei pensieri, che ora ribollono nella testa, in una bella macedonia di concretezza e sentimento. Dopo due giorni dediti all'ascolto, all'incontro, all'associare. Concetti profondi che lavano l'anima, la levigano, scolpendo mano a mano il posto giusto per un'immagine che sarà divenire, ancora rapita dalla capacità del linguaggio, dalla magia di quello sguardo. Le facce incontrate si intrecciano scivolando una sull'altra, come risultato di un anno passato e vissuto, come sommatoria che tende al moltiplicarsi dei rapporti seminati. Chi non ti ha visto, chi non hai visto, chi hai voluto vedere ad ogni costo, chi hai visto per forza e chi con gioia. Chi ha girato lo sguardo dall'altra parte, perchè non gli hai permesso di guastare la tua libertà, chi è entrato piano e raro. Incontro con un cavaliere di altri tempi e un gitano a riposo, gentili, aperti, sensibili e buffi, quel buffo che ti solleva il cuore, che è pregio raro. 
Ora, a casa, mi appoggio più comoda a lui, al mio ritorno a casa, sollevata di essere piena di nuovo e di sapere che non è necessario parlare, perchè si sente. Aspetto finisca l'opera della decantazione, poi si vedrà.

MUFFINS NOCCIOLE, PINOLI E CIOCCOLATO VEGAN


250 g di farina
100 g di zucchero di canna
2 cucchiaini di cremortartaro
250 ml di latte di riso
30 g di olio di semi di girasole
1 cucchiaino di vaniglia in polvere
50 gr di cioccolato fondente
30 gr di nocciole
30 gr di pinoli
1 cucchiaino di sale

Tritare nel mixer il cioccolato e le nocciole in modo grossolano, unire in una ciotola tutti gli ingredienti secchi: farina, lievito, cremortartaro, zucchero, vaniglia, pinoli, nocciole e cioccolato. In un altra ciotolina miscelare latte di riso e olio. Unire quindi i due composti, mescolare velocemente e versare un cucchiaio di impasto negli stampini dei muffins. Cuocere per circa 20 minuti a 180°.

Buoni, sono così davvero buoni. Mi piace il sapore della frutta secca. Ho preso spunto da qui: una bella scoperta.

lunedì 18 ottobre 2010

Rifare la stessa strada

strada


Rifare la stessa strada, alla stessa ora, per due volte, verso le stesse persone, solo ad una settimana di distanza. Osservare e attraversare lo stesso paesaggio, vedere le stesse linee scure della sera, solo con la testa e con il cuore in disposizione diversa. 
Una volta, sotto la pioggia battente, le strade che diventano fiumi, il buio nero che accompagna una telefonata concitata, lo sfiancamento dell'ennesimo problema, la spossatezza del difficile e l'incolore dell'ostile. Il freddo e il grigio scuro che sembrano essere pungolo alla tempesta della testa, all'esortazione degli elenchi negativi. Il desiderio di rinchiudersi e non vedere nessuno, la difesa di parole come lance e la brama di finire subito. Il sentirsi ripiegare nelle esigenze del calendario, aderire alla stagione e lasciarsi sfumare nella nebbia bagnata.
La volta dopo, quando ancora la luce è nel chiaroscuro e si effonde lentamente dipingendo il rosso che si stempera tra l'arancio e il rosa, le linee scure che si dipanano in alberi che indossano gli ultimi abiti estivi prima del riposo, lo sguardo che si pone tra le intercapedini del cielo per vedere oltre. Assaporare l'ultima stanchezza, quella che richiede il riposo tranquillo per rigenerarsi in forze, per essere motore propulsivo di nuove idee e sapere di volere esserci ancora. Correre sulla strada come fosse su un nastro di seta e la voglia di dare slancio all'ulteriore impegno che porterà al fine. Il sentirsi aprire alle esigenze del calendario, aderire alla stagione e lasciarsi intesificare nella trasparenza notturna.

FOCACCIA ALLE PATATE
focaccia alle patate

500 gr di farina 2
1 cucchiaino di malto d'orzo
120 gr di pasta madre
1 cucchiano di zucchero
acqua tiepida

3\4 patate
1 rametto di rosmarino
olio extravergine d'oliva
fleur de sal

Sciogliere la pasta madre con un po' di acqua tiepida, aggiungere la farina, il malto e il sale ed impastare fino ad ottenere una palla, unendo l'acqua che l'impasto richiede. Lasciare riposare per 7\8 ore. Riprendere l'impasto, lavorarlo per qualche minuto per sgonfiarlo e stenderlo in una teglia da forno, leggermente unta e lasciare a riposo per almeno 30 minuti (ma se si può anche un'ora). Nel frattempo affettare sottilmente le patate, lasciarle in acqua per eliminare l'amido, quindi scolarle ed asciugarle in uno strofinaccio. Metterle in una ciotola e unire 2 cucchiaio di olio e mescolare bene, magari con le mani così da ungere in modo uniforme tutte le fette.
Distribuire le patate sulla pasta, unire le foglioline del rosmarino fresco e cospargere un po' di fleur de sale. Cuocere per circa 25\30 minuti, accendendo il forno a 220° nel momento in cui si introduce la focaccia.

Il modo per preparare le patate l'ho imparato dalla Fatina della Collina delle Fate: finalmente delle belle patate dorate e profumate sulla mia focaccia!

lunedì 11 ottobre 2010

Equo per tutti

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TORTA DI NOCCIOLE E CACAO

torta nocciole e cacao


250 gr di farina tipo 2
35 gr di cacao amaro
125 gr di zucchero di canna integrale
100 gr di olio di semi di girasole
100 gr di nocciole
80 gr di latte di riso alla mandorla
2 uova
1 bustina di cremor tartaro

Riscaldare il forno a 180°. Tritare nel robot le nocciole fino ad ottenere una farina. Unire tutti gli elementi secchi con le uova e quindi amalgamare prima l'olio e poi il latte di riso. Mescolare fino ad ottenere un impasto liscio e cremoso. Versare nella tortiera, livellare il composto e infornare per circa 40 minuti (fare la prova stecchino).

Sai chi ci guadagna? Il produttore, l'ambiente, il punto vendita e anche tu!

mercoledì 6 ottobre 2010

Agamennone, il gattino

gattino

Il mio gatto è un gattino, quando per gattino si intende un'entità morbida e paffuta, con i polpastrelli e il naso rosa maialino.
Il mio gatto è diversamente in forma e, se proprio si vuole essere precise, è diversamente magro.
Il mio gatto non sale mai sul divano e non viene mai in braccio, ma sta sempre con noi.Se leggi un libro sta sul libro, se usi un quaderno sta sul quaderno, se sfogli un giornale sta sul giornale, se scrivi al pc sta sul pc.
Il mio gatto ama il blu, se tra lui e il divano c'è il plaid blu allora ci dorme tranquillo, altrimenti no. Anche la poltrona blu è estremamente accogliente. Il cuscino puzzoso della Nina non molto, ma trova buffo sedercisi in mezzo e farsi trovare lì da Nina, per vederla disperare. 
Il mio gatto pensa che un cane sia stato creato per il divertimento del gatto: si diverte un mondo a lanciarle i suoi croccantini sul pavimento, si diverte a correrle davanti al naso come un pazzo agitandola, si diverte ad addescarla sotto il tavolo per prenderla a zampate. 
Il mio gatto è convinto che ad un cane bisogna sempre darle, tanto prima o poi combinerà qualcosa, ma nella sua immensa bontà distribuisce solo cicciosi colpetti senza unghie.
Il mio gatto adora le torte fatte in casa, ma solo se fatte con il lievito chimico. Ha un attrazione fatale e le divora. E' successo pure che è riuscito a fare allegramente festa se lasciate incustodite. Da quando uso il cremortartaro, le torte non sono più buone.
Il mio gatto ritiene di avere il diritto di assaggiare tutto quello che mangiamo, ma si nutre solo di certe scatolette e di croccantini.
Il mio gatto quando si annoia, mangia per non pensare. Si attacca allo sportello della cucina, dietro il quale sono custoditi i crocchi e con la zampa lo sbatacchia, fino ad esaurirci. Noi cediamo e lui si arrotonda.
Il mio gatto vuole avere sempre ragione, anche quando tira giù tutte le tende della cucina e viene sgridato, lui si arrabbia e ti insegue per morderti le caviglie, perchè lui non può essere sgridato: mai.
Il mio gatto fa fusa rumorosissime, soprattutto ogni mattino tra le 5.30 e le 5.45. In quell'occasione pretende anche di starmi appiccicato sotto le coperte. Passati 15 minuti se ne va.
Se è particolarmente affettuoso e felice, in segno d'amore eterno morsica il naso. Anche quando in piena notte, mentre dormo, si ricorda di me e di quanto mi vuole bene.
Il mio gatto non sopporta quando dormo fino a tardi e segue questa strategia per farmi abbandonare il vizio:
-  mi fissa con sguardo perforante fino a quando mi sveglio ed è impossibile dormire se sei osservato così,
- fa delle fusa seducenti, dandoti possenti testate sulla testa, facendo finta di amarti sopra ogni cosa,
- se non reagisco inizia a stamparmi la zampotta sulla faccia, sberlottandomi con delicatezza,
- finisce saltando a peso morto sulla pancia per fuggire di corsa.
Il mio gatto odia qualsiasi cosa sia appoggiata di fianco a lui, anche quando la cosa era lì prima di lui, quindi con la zampa butta tutto a terra: penne, gomme, bicchieri, telefoni, orologi, libretti, fogli...
Il mio gatto non si dimenticherà mai che il galletto, quando lui era piccolissimo e pelosissimo, non l'ha voluto nel letto e quindi lo guarda sempre con sufficienza e come se fosse l'ultimo essere della terra. Si stizzisce se lo accarezza.
Il mio gatto parla: risponde ad ogni domanda e mi cerca spesso per sciorinami una ventina di maiomeuprrrrfrrmiuuuuu, io credo che sostanzialmente abbia sempre ragione.
Il mio gatto è il padrone del pollaio, sappiamo che volendo esistono giochi di "attivazione mentale" gatteschi, ma abbiamo paura. Con i giusti strumenti a disposizione cambierebbe le serrature di casa e non  ci lascerebbe più entrare, abbandonandoci per sempre.

gattino

PANE DI SEGALE
pane di segale e cumino


300 gr di farina 2
200 gr di farina di segale
80 gr di pasta madre
acqua quanto basta
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva

Sciogliere la pasta madre con un po' di acqua tiepida, aggiungere la farina, l'olio e il sale ed impastare fino ad ottenere una palla, unendo l'acqua che l'impasto richiede. Lasciare riposare per 12 ore. Riprendere l'impasto, sgonfiarlo, lavorarlo per almeno 10 minuti, aggiungendo i semi. Dare la forma e lasciare riposare per circa 3 ore. Cuocere per circa 35 minuti, accendendo il forno a 220° nel momento in cui si introduce il pane.

Avevo un pacchettino di segale che si domandava a quale destino partecipare. Le ho detto che come prima esperienza di vita fare il pane non è male! Partecipo all'iniziativa di Zucchero&Cannella:Sourdough Baking Wednesday.

lunedì 4 ottobre 2010

Shopping compulsivo

 immagine presa dalla rete

Cereali, diversi, di forma, di colore, di profumo. Gli occhi scorrono la lunga lista dei nomi e ognuno evoca un sapore, un ricordo. Il miglio estivo mangiato sotto i raggi del sole, il grano saraceno bruno che ricorda la montagna bigia, il farro dal profumo di nocciola, che mi riporta alle colline dell'Umbria, il kamut prezioso e una lunga chiacchierata con una donna, incontrata perché si condivideva un sogno. L'orzo, il primo conosciuto nelle zuppe calde della mia mamma.
Farine, fini, impalpabili, grezze, nella gamma dei bianchi più caldi, fino ai toni più scuri. La segale che mi ricorda i cavalli e il pane bagnato dei paese del Nord, quella di grano che oramai fa bella mostra di sé nei vasi della cucina, nelle sue belle gradazioni. La mia scoperta, tuffandoci le mani, della sottigliezza che si scopre dietro un sapore, educando il mio palato e il mio gusto a sfumature sublimi di mille differenze che richiamano a nuove scoperte. La forza della semola vera, intensa e ruvida, che ogni volta che sforno qualcosa mi immagino una tovaglia a scacchi rossi che vola sul tavolo. 
I legumi, piccoli semi importanti, gustosi e fantasiosi. I ceci, i miei preferiti. I fagioli borlotti per le minestre bollenti e rustiche, i cannellini per giocare di trasformazioni, quelli dall'occhio nero, antichi e sapienti, racchiudono in sé le storie dei secoli, sprigionandole per la mia tavola. Le lenticchie vellutate, piccole amiche di dolcezza.
I frutti secchi o i semi oleosi, amici della fantasia, perché sanno donare colore  e sapore ai miei dolci o ai miei pani, perché saltano nella padella scopiettanti per regalare vivacità ed espressività ai miei secondi e ai miei contorni.
Sindrome d'acquisto compulsivo, per cambio d'armadio, anzi di dispensa, che indica una pazza incapacità a controllare le proprie spese, senza porsi limiti: il gruppo di acquisto solidale ha aperto l'ordine per farine&co!

BISCOTTI AL MIELE

biscotti al miele
 
450 gr di farina tipo 2
50 gr di fecola di patate
50 gr di latte di riso
120 gr di zucchero grezzo di canna

100 gr di olio extravergine d'oliva
1 uovo
2 cucchiai abbondanti di miele d'acacia
una bustina di cremor tartaro

1 pizzico di sale

Miscelare la farina, la fecola, lo zucchero, il cremortartaro, il sale. Aggiungere il latte, l'olio, l'uovo e il miele e impastare velocemente fino ad ottenere una pasta tipo "frolla", che si farà riposare in frigo per circa 30 minuti. Stendere la pasta, ritagliare i biscotti, che verranno cotti in forno caldo a 180° per circa 15 minuti

Anche per questa ricetta ho preso spunto dalla dolce Sara, modificando qualcosina: ho usato l'olio al posto del burro, regalando un sapore delizioso al biscotto e ho diminuito lo zucchero.  I biscotti sono corposi e ruvidi, perfetti per la prima colazione.