mercoledì 31 dicembre 2008

Il Km 59: Venegono Inf. - Venegono Sup


Dopo gli incontri natalizi e la partenza della gnoma, io e il galletto ci siamo ritirati a vita privatissima. In realtà abbiamo trasformato il pollaio in pensione e abbiamo accolto Ivan, nuvola bianca mezzo gatto mezzo folletto, e Patti cagnolina pazzarella con grandi doti di attrice tragica. Sono i compagni di viaggio delle gnomo e del suo papà, che noi assistiamo quando loro vanno in vacanza.
Il programma della pensione prevede pasti golosi, attività varie "in and out door"!
La Patti siamo andati a prenderla a piedi, girando tra i boschi del Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate che divide i nostri due paesi (sentiero VI1). Girare nel bosco silenzioso, imbiancato e gelido ha rappresentato una sferzata di energia e la rinascita della voglia di camminare e muoversi!
Auguri di buon anno!

FROLLE

Stella....frolla mais e cannella
Albero....frolla riso e mandarino
Pupazzo di neve...frolla e orzo
Babbo Natale...frolla al cacao

Le frolle sono fatti con 300 gr di farina (oo o di riso o di mais), 150 gr di burro, un uovo (e all'occorenza un tuorlo) e aromatizzate con cannella, buccia di mandarino seccata e frullata, caffè d'orzo solubile o cacao!
Hanno fatto parte dei regali di Natale distribuiti.

lunedì 29 dicembre 2008

E ora che lavo via qualcosa....


La tisana tra le mani mi scalda, la giornata lunga e di cui avevo un po' paura passata, rimango io, che ascolto il cuore trovare un ritmo e pensare che è ora che lavo via qualche cosa, lavo via un po' di cose.
Giro tra le pagine di internet e saluto per sempre quelle che non voglio più vedere, elimino dalla rubrica del telefono quei numeri che non voglio più sentire.
Oggi per trovare un po' di pace, fra il grosso rumore che usciva da quelle bocche, per evitare che quel vomitare parole mi violentasse ho ascoltato attentamente chi è alle mie origini, ho passato tra le mani vecchie cartoline scritte tanti anni fa con una calligrafia inclinata ed elegante, mentre le parole di una volta chiedevano all'amata di esserci nonostante le violenze. Mi sono persa poi nelle pieghe di quei vestiti antichi e negli occhi dei miei antenati, ho chiesto i nomi di quelle persone che scorrono nelle mie vene.

E non so perché, ma collegando istintivamente, ho deciso che è ora che lavo via un po' di cose. Lavandole cercherò poi di sistemarle, trovando un posto a quello che si può mettere nell'armadio e buttando quello che è troppo vecchio e non ha nessun odore particolare.
Ancora il tumulto e lo scalpitare degli zoccoli duri mi lasciano un segno, ma oggi ho capito di me alcune cose.
Ho capito che densità hanno gli ultimi cambiamenti.
Mi è difficile capire quanto sarò diversa nel futuro, mentre percepisco nettamente già quella diversità. E sento che sarò costante.
Ho letto che la felicità è cosa da poco tempo, breve e sfuggente, mentre io invece la sento germogliare nel cuore delle piccole cose, la sento compagna fedele.
Pensieri mi investono tumultuosi e mi vedo nella nebbia.
Lavo via le ultime cose e alcune le lascio andare, piano apro la mano, le sento scorrere tra le dita mentre si allontanano, le osservo fino a quando il mio sguardo le riesce seguire e poi le lascio andare, non mi affanno se le perdo, non mi affanno se rimangono.
Faccio lo stesso con le cose che feriscono, quelle che lasciano graffi e per questo trattenevo con mille pensieri e continui rimandi, le prendo, regalandomi il piacere di non accettare il tormento, riapro la mia mano e lascio andare, osservo il mio palmo, fino a quando tutto si diluisce e rimane solo l'acqua trasparente che scorre.


Un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
smettere di lamentarsi
che l'unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
di non riuscire più a sentire niente
il battito di un cuore dentro al petto
la passione che fa crescere un progetto
l'appetito la sete l'evoluzione in atto
l'energia che si scatena in un contatto
Fango - L. Jovanotti
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Ecco una carellata di cose fatte sbirciando nelle vostre cucine e prendendo in prestiti frammenti di racconti e pezzettini di storia. Questa è una torta di mele trovata da Laura, io l'ho fatta due volte e ogni volta è piaicuta tanto. L'unica variante è stata di sostituire 3o gr di zucchero con 30 gr di zucchero alla lavanda, fatto seguendo i consigli di Elga.

Una sera dovevo andare ad un incontro di splendide donne, che sognano e progettano e pensano ad un futuro bello. Ho la fortuna di essere stata accolta in questo gruppo e di poter prepararmi con loro. Una volta ho portato la torta di Laura, ma un'altra ho portato questi Scones alle mele trovati tra i Fili di erba cipollina. Notare sullo sfondo la Marmellata dei nottambuli preparata da Bri. Buonissimaaaaaaaa!!!

Infine ho provato la focaccia di Recco proposta da Onde...rifatta un sacco di volte, ho passato la ricetta anche a Mi. La sera dell'anitivigilia sono venute a trovarmi alcune amiche meravigliose: la Mi con pollaio annesso, la mia dolce e cara Fortissima e la meravigliosa Merula con gnometti al seguito. Ognuno portava qualcosa e io tra l'altro ho fatto la focaccia. Ho provato anche una versione patatosa con patate a fette, rosmarino e giro d'olio.

venerdì 26 dicembre 2008

Per te che sei....


Ho lavorato nello stesso posto per quasi 10 anni, ci sono arrivata a 23 e sono andata via poco dopo i 32, lui l'ho conosciuto quasi subito, ma chi era all'inizio il più piccolo? Ricordo di aver pensato che era un gran pirla. Poi però mi ha sempre fatto fare grandi risate e pensavo è fantasia. Qualche anno dopo ci siamo ritrovati ad un corso di danze popolari, lui con la fidanzata di un tempo, io con la mia vita e prima della gnoma. Mi ricordo di aver pensato è libero. Poi, per caso, un giro di danza insieme e ricordo di aver pensato è passione.
Intanto la vita camminava, arrivava la gnoma, poi cresceva e nel frattempo mi guardavo nello specchio per conoscere la donna che ero e la mia storia d'allora finiva.
Lui passava in quel posto di lavoro per i suoi impegni, ma era fumo nell'aria e nessuno aveva voglia di fermarsi.
Poi una sera d'inverno mi ha beccato, mentre scrivevo sms alla fotocopiatrice, io che farfugliavo che spedivo cose comiche, uno scambio di numeri e due caffè.
Io ancora un po' distratta e poi nasce un incontro, nasce una storia.
Ricordo un giorno che osservavo le sue mani sfogliare delle pagine e sentivo un brivido, lungo la schiena, ricordo in una notte di paura sentire le sue braccia attorno e il suo silenzio capire, ricordo di aver visto per caso la sua firma su un foglio e aver pensato è con me.
Mi ha regalato il quadro che amavo e lui non lo sapeva, mi ha regalato sogni fantastici e la gioia di essere libera, penso è libero, è passione, è sognatore, è silenzio, è progetto...poi smetto di pensare perché è inutile farlo, preferisco viverlo!

TORTA SEXY AL CIOCCOLATO

200 gr di ricotta fresca
250 gr di farina 00
200 gr di zucchero (io ne metto 100 gr)
50 gr di burro sciolto
2 uova intere
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di cannella
zenzero fresco
bucce di arance candite
50 gr di cioccolato fondente
un cucchiaio di cacao amaro
buccia e succo di due arance

Mischiare tutti gl ingredienti insieme, anche nel mixer, versare in una tortiera imburrata e infarinata, cuocere a 180° per 45 minuti.

La ricetta base di questa torta è preziosa, mi è stata data alcuni anni fa da un'amica carissima, quando io ero una frana in cucina, ma avevo deciso di provare a fare da me. E' fantastica, un'ottima base per mille varianti. Quando la faccio penso a lei, ai suoi ragazzi e al suo compagno. Sono felice perché presto verrà a trovarmi. La variante di oggi la preparavo pensando al mio uomo, sapevo di una giornata pesante e poi la voglia di un'altra nostra intima celebrazione da festeggiare, perchè il caso vuole che sempre nello stesso giorno, a distanza nel tempo, ci succedono cose meravigliose.
Con questa torta partecipo alla raccolta di Elga "La tua prima cenetta per lui"


mercoledì 24 dicembre 2008

Feliz Navidad


Babbo Natale,
lo so...fai la faccia strana e un po' sorridi sotto i baffi...la mia lettera, ancora non l'avevi ricevuta e ora eccola. Ma stai tranquillo non ti chiedo nulla, nulla per me e nulla per il mondo. E' da un po' che ho capito che se voglio qualcosa, non ha senso chiedere, ma ha senso muoversi per arrivarci.
E' da molto che credo, un po' piena di me, che posso avere tutto quello che decido di avere e posso essere molto di quello che voglio essere.
E' da poco che ho capito che qualsiasi cosa succede ha un senso per ciascuno, quel preciso senso che riempie la vita, per quanto sia brutto e doloroso quello che si vive.
E inizio a credere che di persone belle intorno ce ne sono.
Però c'è una cosa che non capisco...non capisco perché combiniamo sempre dei gran casini e poi per risolverli ci rivolgiamo a qualcun'altro, perché se desideriamo veramente qualcosa, difficilmente ci muoviamo per ottenerla e attendiamo, aspettiamo che altri si mettano a fare il lavoro sporco e la fatica, poi se non è esattamente quello che era o se siamo semplicemente annoiati, allora si parla a vanvera.
Caro Babbo Natale..ma non sei stufo di noi e della nostra noiosa mortalità, della nostra pessima materialità, della nostra vacua banalità, della nostra futile fatalità...non ci diamo da fare per produrre grandi silenzi da ascoltare, ma per creare cose e per possederle, non ci diamo da fare per gustare quello che c'è intorno a noi e che nessuno, o forse uno su tutti, ha creato.
Babbo Natale...non hai voglia di fermare quelle renne e di lasciarci soli: siamo frenetici, stanchi, assillati, malati, poveri, ansiosi e non nutriamo il nostro spirito, non accudiamo la nostra tolleranza, non ci prendiamo cura di noi. Facciamo finta di volerci bene...poi ci distruggiamo.
Babbo Natale, il mio sogno lo nutro da me, accolgo il mio uomo tra le braccia e sogno con lui e insegno alla mia gnoma a credere nei suoi sogni e a realizzarli. I fardelli pesanti li conservo finché mi aiutano, poi se sono inutili li getto, cerco di raccogliere quello spirito lieve che colora i soffi della vita, cerco di guardare negli occhi i miei mille difetti: voglio il mio mondo migliore, per questo lo sarà.
Con affetto Lo.

Il meme della lettera a Babbo Natale, mi è stato portato da molti: da Mara, da Luca e Sabrina, da Simona, da Claudia, da Elle, da Laura, da colei che sa fare prrrrrrrrrrrrr. Grazie di cuore perchè mi avete pensato.
Grazie anche a Elga per il suo prezioso e delicato regalo e a Caty per avermi messa nel presepe.
Un bacio a tutti per un Natale felice.

PANETTONE


350 gr farina manitoba
150 gr farina 00
80 gr di pasta madre
acqua tiepida quanto basta
25 gr di panna fresca
latte tiepido
100gr di uvetta
100gr di scorza d'arancia candita
90 gr di burro
65 gr di zucchero grezzo di canna
6 tuorli
2 cucchiai di miele
zucchero di canna al mandarino
sale
buccia grattugiata di un limone e di un'arancia
gin
nocino
amaretto di Saronno

Primo impasto
Preparare una biga con 150gr di farina 00, 80 gr di pasta madre e acqua tiepida. Formare una bella palletta e lasciarla riposare sotto una cupola di vetro per tutta la notte.

Secondo impasto
Al mattino prendere la biga, che ha raddoppiato il suo volume e aggiungere 200gr di farina manitoba, 45 gr di burro ammorbidito, 45 gr zucchero di canna grezzo, 2 tuorli e latte tiepido. L'impasto deve risultare morbido ed elastico, incordato. Rimettere nel piatto e sotto la cupola di vetro a lievitare.
Mettere a bagno 100gr di uvetta con un po'di gin mischiato con due cucchiai di nocino.

Terzo impasto
Riprendere l'impasto e aggiungere 100 gr di farina manitoba, 45 gr burro, 20 gr di zucchero di canna grezzo, 25 gr di panna, un cucchiaino di sale, 2 cucchiai di miele, 2 tuorli, un cucchiaio di zucchero di canna al mandarino, la buccia grattugiata di un limone e di un'arancia e due cucchiai di amaretto di Saronno e impastare a lungo.
Tagliare a dadini le bucce di arancia candite, scolare l'uvetta e dopo averla tamponata con uno strofinaccio mischiarla con i canditi e 50gr di farina manitoba. Aggiungere tutto all'impasto in lavorazione e lavorare per altri 10 minuti. Mettere tutto nello stampo di carta, coperto con un panno umido e lasciare a lievitare per tutta la notte.

Il mattino successivo, dopo aver inciso una croce sulla superficie, cuocere a 180°, forno statico per 45 minuti.
Dopo averlo sfornato, infilzarlo alla base con due aghi da maglia e metterlo a testa in giù a raffreddare.

La ricetta del panettone è la stessa che avevo elaborato l'anno scorso, solo che quest'anno l'ho adattata alla pasta madre. Ho cambiato qualcosina tra gli ingredienti!

lunedì 22 dicembre 2008

Tra le pieghe delle lenzuola


Ci siamo svegliati di colpo, sfuggiti dal letto di corsa, perché avevo messo la sveglia all'ora giusta del giorno sbagliato, lasciando nelle pieghe del letto una parte di me. Anche dopo, nonostante il suono dei canti, la carezza sul viso dell'aria fredda, la mano calda che mi stringeva sentivo l'assenza di quella parte rimasta tra le pieghe del letto. Il profumo del caffè intenso e la morbida crema della brioche non sono bastati per colmare quel vuoto, che sentivo sugli occhi pesanti, nel passo morbido, ma lento.
Mentre ero in coda alla cassa, mentre chiedevo informazione, mentre il tempo scorreva e anche il sole bussava.
Tornata a casa, passi impacciati e massi da spostare, tentativi vani di connessione, finché non siamo salati a cercare tra le pieghe del letto quello che al mattino avevo lasciato.
Tolti gli abiti, tolte le difese, mi sdraio ritrovando la forma lasciata, lasciandola aderire alla pelle, bevendone il tepore. Un attimo prima, ancora sveglia, vedo brillare quella parte di me lasciata tra le lenzuola, un attimo dopo, nel dormiveglia, la sento scivolare addosso e aderire, fondendosi.
Ora posso tornare, guardo bene tra le pieghe del letto, ma sono sicura ormai, non abbiamo lasciato lì più nulla, tutto è con noi. E ho capito che qui è il nocciolo di quello che voglio fare per tutta la vita.

MIGLIO ALLA CURCUMA

250 gr di miglio
1 cipolla
1 zucchina
acqua
dado vegetale
curcuma
semi di cumino
olio extravergine d'oliva

Lavare, pulire e tagliare la zucchina a fette. Mondare la cipolla e affettarla. Rosolare la cipolla in un cucchiaio di olio, unire la zucchina e cuocere per pochi minuti. Aggiungere il miglio, farlo tostare per alcuni minuti, aggiungere il brodo e cuocere come un risotto. A fine cottura unire un cucchiaio di curcuma e dei semi di cumino. Servire caldo, eventualmente aggiungendo del formaggio grattugiato o del lievito alimentare.

Avevo già postato una ricetta con il miglio qui, qualcuno mi aveva chiesto alcune informazioni su questo piccolo e antico cereale. La curcuma è quella del commercio equo, leggete qui per scoprire di che spezia farmaco stiamo parlando. Questa presa alla bottega equo ha davvero conservato il suo profumo delicato, cosa che non mi è successa provandone altre, anche se bio.
E' un cereale nutriente ed energetico: contiene 72,2 mg di carboidrati e più proteine (11Mg) rispetto ad orzo, mais e riso. Molto ricco di ferro, variabile nel tenore di calcio, ben dotato di fosforo (334 mg), potassio, sodio, magnesio (280 mg), zolfo, cloro, zinco (0,8mg), manganese, con tracce di rame e di iodio, ha anche vitamina A (200mg) ed è ricco di vitamina B1 e PP.
E' un alimento energetico, vitalizzante, digestivo, diuretico, utile nelle astenie, nelle anemie. La medicina tradizionale naturista lo considera un alimento antistress, amico della bellezza, anche se la sua azione stimolante su unghie e capelli non è dimostrata.
Si presta per preparare sformati, torte, senza la necessita di altri leganti come uova o amido. Ottimo al posto del cous-cous, per fare crocchette e nei dolci. Cuoce rapidamente in 15\20 minuti.
(Informazioni tratte da L'alimentazione naturale di Nico Valerio)

venerdì 19 dicembre 2008

Basta saperlo


Rubrica di Bio-detersivi trasmessa in mondovisione per voi su
NELLA CUCINA DI ELY
&
GALLINE 2ND LIFE

LAVARE I VETRI

Ok....facciamo outing....a parte Bri che lava i vetri ed è felice...diteci, confessatevi: chi, tra voi, ama dedicarsi a questa delicata attività barbosissima? Lo si ricorda di aver conosciuto una bella signora che li lavava ogni volta che pioveva, quando le gocce dell'acqua le bagnavano i vetri, passava con un panno pulitissimo e asciutto e poi ripassava, con grande energia, usando un foglio di giornale...vetri perfetti, senza aloni!
Oppure si può preparare una soluzione di acqua calda e aceto, passare un panno umido e strizzatissimo più volte. Non è necessario risciacquare. L'aceto però ha un effetto secondario particolare: se sul vetro ci sono residui siliconati, allora, dopo la passata, vedrete delle tracce....praticamente sono i residui dei vecchi saponi, che verranno via alla prossima passata. Pensate che a Lo è capitato di veder comparire le scritte lasciate dal produttore dei vetri, sapete quei numeri che ci scrivono sopra, prima di montare le finestre? Inizialmente pensava ad un messaggio in codice numerico dall'aldilà!
Inoltre usare aceto caldo è un ottimo modo per eliminare tutte le tracce di collante, quindi, se magari avete usato decorazioni, scotch che hanno lasciato qualche traccia, provate!
Un altro metodo è usare acqua calda e uno straccio in micro fibra, passando poi con la carta di giornale, per evitare pelucchi e aloni.
Per pulire i vetri della doccia, che spesso si ricoprono di una patina di calcare, mettete su una spugna ruvida, come quella dei piatti, un po' di bicarbonato e sfregate i vetri, poi sciacquate con abbondante acqua calda ed eventualmente togliete gli ultimi residui con un panno micro fibra umido. Poi per garantire la brillantezza, tenete in doccia uno spruzzino con acqua e aceto e spruzzate alla fine della vostra doccia. L'odore dell'aceto è meno fastidioso e dannoso di quei detersivi shower che vendono al supermercato e pure meno persistente!

E voi avete altri trucchetti per lavare i vetri?

Alcune delle informazioni sono state prese dal Manuale dei detersivi bio-allegri. Vi segnaliamo anche un bellissimo blog utile e ben fatto per chi vuole rendere più leggera la propria impronta ecologica: Vivere Verde

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Lavandini intasati




mercoledì 17 dicembre 2008

Se qualcosa può andare storto allora lo farà.


Se fuori piove tantissimo e devi andare a Milano in treno e se riesci ad arrivare in stazione in orario, fare il biglietto nella macchinetta automatica, senza che venga inghiottito nel nulla profondo il tuo Bancomat e il treno è stranamente in orario, allora non rilassarti.
Se sul treno trovi un buon posto, in un vagone tranquillo, dove nessuno bercia per un'ora a voce altissima e il viaggio è veloce e scorrevole, allora ti fermerai nel nulla
pre-milanese per un quart'ora e senza sapere perché.
Se riesci a prendere i biglietti della metro alla tua edicola preferita, dove la signora bionda ti dice sempre, guardandoti negli occhi: "Ciao tesoro, grazie tesoro e buona giornata", allora la metro sarà zeppa anche all'ultimo vagone, in fondo in fondo.

Se riesci a salire sul tram n.7 e arrivare finalmente a destinazione e se riesci a ricordare a memoria la strada per arrivare all'ufficio studenti senza perderti, allora soffierà un vento pazzesco e nel giro di 3 secondi netti sarai completamente fradicia.

Se alla segreteria studenti non trovi fila al tuo sportello e hai un foglio con su scritto "aperto dal lunedi al venerdì dalle 10.00 alle 12.00", allora lo sportello sarà chiuso.

Se, con un barbatrucco, capisci che puoi raggirare la burocrazia e andare all'altro sportello per fare quello che dovevi fare prima, allora avrai 16 persone davanti e ognuna di loro dovrà raccontare la storia della sua vita alla signorina.
Se scopri che, stranamente e contro qualsiasi aspettativa, lo sportello esaurirà la coda, nonostante sia passata l'ora di chiusura e riesci ad ottenere il documento agognato, allora, quando uscirai, il vento di prima si sarà trasformato in tempesta e pure le tue mutande saranno bagnate.

Se vai al bar dell'università e chiedi un panino con prosciutto, formaggio ed insalata e loro per tre volte ti sventolano il panino con un lenzuolo di insalata dentro chiedendoti: "Questo?", allora non troverai l'insalata nel panino che mangerai e sarà irrimediabilmente freddo.

Se arrivi con estremo anticipo davanti all'ufficio del professore, il giorno del suo ricevimento e non troverai nessuna comunicazione di sospensione di ricevimento, come del resto non l'hai trovata sul sito, allora scoprirai, una volta a casa, che il professore ti aveva gentilmente scritto, via mail, che oggi non riceveva.

Se decidi di saltare il caffè ristoratore per prendere il treno prima, allora il treno partirà per la prima volta nella storia del trasporto via terra, con precisione svizzera, proprio mentre con il ditino cerchi di schiacciare il bottone per l'apertura porte e, così, spenderai tutti i tuoi risparmi, in caffè espresso.

Se sarai convinta di aver passato una giornata faticosa ed estenuante, allora sarà una splendida e buffa giornata.

GUGELHUPF
400 gr di farina manitoba
100 gr di lievito naturale
12 cl di latte
80 gr di burro
120 gr di zucchero di canna
1\2 cucchiaino di sale
noce moscata
1 limone
3 uova
100 gr di uvetta sultanina
gin
100 gr cioccolato fondente
panna

Alla sera, preparare un impasto con 100 gr di lievito naturale, 150 di farina e il latte intiepidito. lasciare riposare tutta la notte dentro una ciotola e coperto da un panno umido.
Al mattino mettere l'uvetta a bagno nel gin, lavorare le uova e il burro a spuma e aggiungere all'impasto lievitato il resto della farina, il burro con lo zucchero, la scorza del limone grattugiata e un pochino di noce moscata. Scolare l'uvetta, tamponarla per asciugarla e infarinarla, quindi aggiungerla agli alti ingredienti. L'impasto è molto liquido, simile ad un impasto delle torte classico. Versare nello stampo e lasciare lievitare fino al raddoppio.
Cuocere a 180° per 45 minuti (prova stecchino)
Una volta cotto, lasciarlo raffreddare, sformare. Nel frattempo sciogliere il cioccolato con un po' di panna e poi ricoprire il dolce.

Questo dolce è nato perché ho trovato un maestoso stampo in alluminio dichiarato "stampo americano", che appena visto mi ha ricordato quando da piccola rovistavo nelle carabattole della cucina di mia mamma e trovavo uno stampo simile, da questa forma regale, che non credo sia mai stato utilizzato da nessuno. Io sognavo budini giganti frastagliati, mentre invece li mangiavo in coppette trasparenti. Ovviamente quando l'ho visto sullo scaffale tutti i nodi cruciali ed irrisolti della mia infanzia mi hanno chiamato e ho dovuto comprarlo. Si trattava di trovare il modo di utilizzarlo e considerato che il budino, come le torte di mele, non sono amati dal galletto ho lasciato alle spalle i sogni frastagliati. Mi ricordavo di aver visto qualcosa che faceva super gulp sotto questo portico e da lì è partita la mia ricerca, che mi ha portato qui. Ovviamente l'ho revisionata per adattarla alla pasta madre. Se non amate la noce moscata, sostituitela con cannella, perché è davvero particolarmente nordica nel dolce, buona, ma strana.

lunedì 15 dicembre 2008

E adesso che sei dovunque sei


Cosa c’entra questo cielo lucido
Che non è mai stato così blu
E chi se ne frega delle nuvole
Mentre qui manchi tu
Pomeriggio spompo di domenica
Come fanno gli altri a stare su
Non arriva neanche un po’ di musica
Quando qui manchi tu
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
Cosa c’entra quel tramonto inutile
Non ha l’aria di finire più
E ci tiene a dare il suo spettacolo
Mentre qui manchi tu
Così solo da provare panico
E c’è qualcun'altra qui con me
Devo avere proprio un aria stupida
Sai come è manchi te
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
E adesso che sei dovunque sei
Ridammelo indietro il mio pensiero
Deve esserci un modo per lasciarmi andare
Cosa c’entra questa notte giovane
Non mi cambia niente la tv
E che tristezza che mi fa quel comico
Quando qui manchi tu
E adesso che sei dovunque sei
Chissà se ti arriva il mio pensiero
Chissà se ne ridi o se ti fa piacere
E adesso che sei dovunque sei
Ridammelo indietro il mio pensiero
Deve esserci un modo per lasciarmi andare
Luciano Ligabue

Un anno fa finiva il nostro senso dell'attesa, per un arrivo che è durato poco, troppo poco tempo, ma è stato immensamente intenso e gravoso. Doveva essere il primo Natale, è stato l'ultimo ed unico. Quattro vite si sono incontrate, graffiate, abbracciate ed amate, si sono strappate. Sono rimasti segni indelebili sull'anima, che spesso si fatica a respirare. Sorrido perché qualcuno mi ha chiesto di non farci caso, mi ha suggerito di non pensarci, mi ha imposto altre idiozie. Sorrido e sento i cuori di tutti noi che ancora pulsano troppo per chi è dentro noi, ma non è mai stato dentro a questa famiglia. Sorrido e piango per questo fantasma, che se c'è o non c'è, sempre fantasma rimane. La nostra vita si è ribaltata in pochi mesi, conoscendo gli estremi dell'amore: la gioia e il dolore. Questi giorni sono i giorni di un anniversario, quello dell'inizio di questo incontro che ci ha stravolto ed inevitabilmente cambiati. Accettare questa trasformazione è uno dei compiti più difficili, spesso tutto è confuso da delusione, rabbia, fallimento, spesso tutto è confuso con il senso di una mancanza assoluta e nello stesso tempo con la sensazione di estrema liberazione. Liberi da una gabbia di cristallo, che abbiamo frantumato e i cui pezzi sono conficcati in noi. Fra un po' arriva Natale, arriva lo stesso, nonostante sia stato il primo e l'ultimo quello dell'anno scorso. Celebrare un anniversario serve fare memoria, fare memoria serve per capire, capire serve per dire chi siamo, dire chi siamo vuol dire che siamo noi più quel pezzo.

PANE HOKKAIDO

450 gr di farina 00
150 gr di farina Manitoba
30 gr di fecola di patate
50g di pasta madre
80 gr di zucchero
9 gr di sale
1 uovo medio
210 gr di latte
100 gr di panna
crema spalmabile di nocciole equosolidale

Preparare un impasto, facendo sciogliere la pasta madre con un po' di latte tiepido, che andrà miscelato con le farine, il latte rimanente, la panna, l'uovo, la fecola di patate e lo zucchero e il sale. L'impasto deve risultare morbido, ma non appiccicoso.
Lasciar lievitare fino al raddoppio (io ho impastato la sera, lasciando lievitare per tutta la notte e continuando il mattino dopo).Dopo la lievitazione dividere la pasta in 4 parti, stendere ogni parte in una striscia, spalmare su ogni striscia la crema al cioccolato, arrotolare e disporre in uno stampo da plum cake.
Lasciar lievitare fino al raddoppio (circa 4\5 ore), spennellare delicatamente con de latte e infornare a 180° per circa 30 minuti.

La ricetta è di Serena, la persona che mi ha insegnato molto sulla pasta madre e l'ho trovata in questo fantastico forum. Io ho portato alcune piccole modifiche, usando la fecola di patate al posto del latte in polvere. Si può farcire anche con marmellate o lasciarlo così. Questa volta ho sostituito la panna con uno yogurt, risultato morbido ma leggermente meno morbido che con la panna. Mi è avanzata un po' di pasta, con quella ho formato delle palline che ho farcito con delle mele, marinate nel miele, nella cannella, con dei pezzettini di noci, le brioshine erano fantastiche.

venerdì 12 dicembre 2008

Nonne nonnine....


La nonna Pina non era un'amante della cucina...mi ricordo che raramente ci si fermava da lei a mangiare e in quella occasione c'era rigorosamente pastina, prosciutto cotto e formaggio. Mi ricordo anche che non sopportava toccare la pelle delle pesche e che le mangiava solo se qualcuno le sbucciava per lei. C'era anche questa storia fantastica che mi raccontava del mio papà: lui piccolo e lagnoso aveva fatto una fila di capricci disperata per mangiare, lei aveva tentato una serie di proposte ed erano cascati sull'uovo sbattuto con lo zucchero o sul caffè-latte...davvero non ricordo, ma ricordo benissimo il brividino lungo la schiena di quando mi diceva che aveva perso la pazienza con il mio papà bambino e la scodella gli era finita dritta sulla testa, tutta sbrodolante!!!
Invece la nonna Teresa era molto più brava a cucinare, aveva una passione per la Pastamatic, la stessa che troneggia nella mia cucina, la stessa che faceva impazzire lei dopo un certo quantitativo di produzione e che fa impazzire me dopo lo stesso quantitativo. Non ho in mente dei piatti particolari preparati da lei, ma so che ero molto felice quando passavo le vacanze con lei. Mi ricordo che diceva che le piaceva tantissimo riso e latte e che spesso parlava della polenta bianca. Introvabile e magica polenta bianca, quella che una volta i veneti facevano per le occasioni speciali. Non mi sembra di averla mai mangiata fatta da lei.

POLENTA BIANCA AL MICRO

200 g di farina di mais bianco
1 litro d'acqua
1 cucchiaino di sale

Tempo di preparazione e di cottura: 17 minuti.

Fare scaldare l'acqua in un recipiente capace e, prima che raggiunga l'ebollizione, unite la farina versata a pioggia, mescolando in continuazione, e un cucchiaino di sale. Quando la farina sarà ben amalgamata, cuocere a potenza massima per 5 minuti, quindi mescolare e proseguire la cottura per altri 5 minuti a potenza media. Infine, mescolare di nuovo e lasciate riposare per 2 minuti.

Adoro la polenta, ma prepararla che menata!!! Il gira che rigira mi stufava , la pentola attaccattissima mi stressava e tutto quel tempo sul fornello mi deprimeva, fino a quando cercando informazioni sulla polenta ho trovato qui la ricetta al micro! Faccio i complimenti a chi ha pensato a questa preparazione: velocissima e la polenta non si attacca: lo giuro! Geniale...provare per credere! Noi abbiamo mangiato la polenta con un gorgonzola cremosissimo della latteria! La farina l'ho trovata al mulino, è data da un particolare mais bianco, più raro e prezioso.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mara: Il sapore della nonna.


mercoledì 10 dicembre 2008

Salviamo Lucky


Lucky è uno stupendo cagnolino che è stato già aiutato da Kia tre anni fa, quando lei gli aveva trovato una famiglia, dopo aver salvato la sua mamma in dolce attesa. Solo che il senso di famiglia e l'accettazione incondizionata di ogni membro non ha lo stesso significato per tutti. Io e Kia crediamo che un animale, se entra in casa, è parte della famiglia e non condividiamo l'atteggiamento di chi ha preso Lucky e dopo tre anni dice di non poterlo più tenere.
Ora lui ha bisogno di una casa vera e non di finire al canile. Se qualcuno può o conosce una persona che desidera un cane, contatti Kia. Ma se anche non può, per qualsiasi valido motivo, faccia come me, prenda il volantino e lo pubblichi sul suo blog: inizi il tam tam, il passa parola, facciamo girare questo appello perché così tutti lo possano sentire.
Insomma quando l'uomo procura un danno, non è l'animale o la natura che deve riparare, ma l'uomo stesso che deve metterci una pezza.

TRENETTE AL GORGONZOLA E ZUCCHINE


200 gr di trenette
2 zucchine
70 gr di gorgonzola
10 noci
limone
olio extra vergine d'oliva

Cuocere la pasta, nel frattempo lavare e pulire le zucchine e grattugiarle a julienne. Mettere le zucchine in una padella con un cucchiaio di olio e cuocere per pochi minuti, fino a quando sono ammorbidite. Aggiungere il gorgonzola a pezzetti e diluire con qualche cucchiaio dell'acqua di cottura della pasta, mescolare mentre il formaggio si scioglie, cuocere per pochi minuti con il coperchio chiuso. Scolare la pasta e spadellarla nel sugo. Impiattare e mettere le noci tritate, insieme a qualche filo della buccia di limone.

Questo primo piatto è nato dalla fretta e dalla corsa, ma anche dalla voglia che dopo un po' di fatica ci voleva una coccola, sono immersa nella stesura del primo capitolo e per magia mi confondo con le parole, la cosa buffa è il senso piacevole che ne provo, ma anche quell'aspetto di alienazione che mi contraddistingue in questi giorni.

lunedì 8 dicembre 2008

Sedano rapa: apium graveolens rapaceum

Da quando abbiamo deciso che nel pollaio la spesa è locale e di stagione abbiamo un sacco di sorprese: cibi nuovi e inediti accompagnano i nostri pranzi e la ricerca di nuove preparazioni alletta il nostro palato. Tutto ciò rappresenta un viaggio nel gusto dalle mille stimolazioni del palato, impariamo a riconoscere nuovi sapori e azzardiamo particolare abbinamenti, diventando noi stessi piccoli maghi, capaci di incantesimi eccezionali: la gnoma si vanta di conoscere ed apprezzare sapori di cose che i suoi amici non hanno nemmeno mai visto. Il sapore poi si confonde con l'odore e sentire la terra e la natura ci apre la mente e ci spinge a volare. La spesa locale è anche economica per le mie tasche e la qualità decisamente superiore a quella trovata al supermercato: il percorso del mio sedano rapa dalla terra alla padella è notevolmente inferiore del suo pallido cugino nello scaffale. La spesa locale è anche utile all'ambiente, perché permette di diminuire trasporti ed imballaggi e di conseguenza le emissioni di CO2 ed è tra i comportamenti suggeriti per diminuire il riscaldamento globale. Interessante questo breve articolo tratto da Lifegate.

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Il sedano rapa ha una radice (testa) molto ingrossata, rugosa e di gusto aromatico, che è la parte più appetita dai buongustai. Mentre le foglie e le costole si usano come il normale sedano, la testa viene di solito affettata finemente e gustata in cruditè o cotta al vapore, in minestra in purea, gratinata al forno, La testa contiene ovviamente meno vitamine delle foglie e in particolare vanta 6mg di vitamina C, oltre a ferro (0,5mg), calcio (52mg), fosforo (90 mg), potassio (339 mg) magnesio (31 mg). E' nutriente, disintossicante, digestivo e ha proprietà mucolitiche.

Informazioni tratte da L'alimentazione naturale di Nico Valerio

INSALATA DI SEDANO RAPA E ARANCE


1 sedano rapa
2 arance
una manciata di semi di zucca
1 cucchiaio di senape

Tostare i semi di zucca per qualche minuto in una padella antiaderente. Pulire il sedano rapa e grattugiarlo a julienne, spremere un'arancia e stemperare il cucchiaio di senape nel succo. Spellare e tagliare a pezzi l'altra arancia. Mischiare tutti gli ingredienti e condire con olio extravergine d'oliva, sale e il succo preparato.

Aggiornamento del 07\01\2014 : questa ricetta partecipa a Salutiamoci Gennaio 2014 ospitato da Girovegando In Cucina

SEDANO RAPA ALLA PIEMONTESE
1 sedano rapa
1 cipolla
olio extravergine d'oliva
1\2 litro di acqua
dado vegetale
1 cucchiaio di farina
pepe
sale

Mettere a bollire una pentola d'acqua sul fuoco. Nel frattempo pulire, lavare ed affettare il sedano rapa, buttare le fette sottili nell'acqua e cuocere per 15 minuti. Preparare il brodo caldo con il 1\2 litro di acqua e il dado vegetale. Soffriggere in una padella la cipolla tagliata sottile, aggiungere la farina e mescolare bene per evitare grumi, quindi unire il brodo e il pepe. Quando la salsa comincerà a bollire versare il sedano rapa e cuocere per 15 minuti a fuoco moderato.
Tostare 4 fette di pane casereccio, disporli nei piatti e versare il sedano con la salsa sul pane. Servire caldo.

Tratto dal Manuale del Vegetariano Buongustaio

Ha proposto il sedano rapa anche Lory qui e qui !!

venerdì 5 dicembre 2008

Chiamale se vuoi...emozioni

Vado a prendere la gnoma, ha il viso cupo, i profondi occhi azzurri velati di ombra e un ostinato silenzio innaturale. E' in quella fase della vita in cui inizia a comprendere le cose e queste non le scorrono più addosso come prima, ma le lasciano un segno e offerte di riflessioni e ragionamento. E' la stessa fase della vita in cui si diventa permeabili e i segni a volte feriscono. Le chiedo cosa succede ed esplode in un pianto dirotto, fatto di mille soffi di parole. La sua amica, la principessa sul pisello, non le parla più, le sfugge e scappa via. Non si ricorda, pensandoci, di aver fatto o detto qualcosa che possa avere fatto male alla principessa. Ha solo ricevuto in regalo da un'altra gnoma una matita azzurra.
Lei le ha sorriso,
l'ha chiamata, l'ha invitata al gioco, l'ha cercata, ma la principessa altera è scappata, la principessa isterica è corsa lontano.
Io, intransigente e dura, le dico che la principessa è gelosa, gelosa non della matita, ma del gesto che le ha portato la matita, le dico che secondo me ha fatto già molto, che il rispetto nell'amicizia è un raro equilibrio, ma se manca non è amicizia. Le dico di chiudere, di lasciare stare, di lenire il dolore con gli abbracci degli altri gnomi. Lei si sfoga, ancora tra singhiozzi e ragionamenti e poi decide che può provare ancora una volta. Le scrive una lettera che le consegna la mattina a scuola. La principessa risponde: "Ci devo pensare", la gnoma vuole sapere il perché e il perché è proprio quella matita azzurra. Io sbotto, lei a quale persona farebbe subire questa lagna, le chiedo se tratterebbe qualcuno in questo modo, le ricordo che il rispetto di sé è importante, che non si confondono i confini e che amicizia non vuol dire debito, non vuol dire richiedere, non vuol dire abusare, non vuol dire essere identici e nemmeno ubbidienti. Le dico che quando chiuderà questa porta, oltre alla sofferenza, troverà altre cose, altre sorprese. Le dico di concentrarsi sui regali degli attimi che verranno e sui sorrisi sinceri. Lei riflette e torna a scuola e io mi domando se sono stata capace di farle capire che chi presenta lo scontrino di un sentimento per essere pagato non merita sentimento, poi corro fuori e le compro due calendari dell'avvento, perché è vero che è in quella fase della vita in cui inizia a comprendere le traccie che si imprimono nel cuore, ma è vero che si può coltivare sempre quel folletto che vive nel cuore di uno gnomo e che sa giocare.

TORTA CIOCCOLATO E CAFFE'

250 gr di farina
150 gr di zucchero
60 gr di burro
50 gr di cioccolato fondente
2 uova
1 bicchiere di caffè ristretto
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale

Tritare il cioccolato. Montare le uova con lo zucchero fino a quando saranno chiare, aggiungere il burro e continuare a montare, aggiungere la farina, miscelata con il lievito, un po' alla volta, ammorbidire l'impasto con il caffè. Mettere il cioccolato tritato e il pizzico di sale. Imburrare e infarinare una teglia da forno, versare il composto e infornare a 180° per 50 minuti.

Questa torta io non l'ho fatta, l'ha preparata la gnoma con la mamma del galletto, in un pomeriggio in cui queste due donne si sono incontrate per fare un sacco di cose, ridendo come matte. La gnoma voleva festeggiare il compleanno del galletto e, con un grembiulino personalizzato e in una nuova cucina, ha espresso il suo amore in questo dolce.

mercoledì 3 dicembre 2008

Inverno


Inverno...freddo, ma con la luce nitida, trasparente, vitrea...guardi oltre e lontano. Tutto è fermo cristallizzato, nell'aria un silenzio insolito che pervade. La luce stupenda che si colora di rosso, del tardo pomeriggio, splendono quelle artificiali. Inverno, aliti gelati si racchiudono nel cappotto, osservare che tutto riposa, rimanere con il fiato sospeso, perché sembra morto...e dovrai aspettare ancora giorni per scoprire che non è vero.
Inverno di risvegli al mattino, faticosi, quando non si sente nulla per strada, apri la finestra e tutto è bianco, ovattato, irreale. Il desiderio di lasciare un'impronta, ma come al solito questa svanisce, rimanendo solo il ricordo. Inverno di letargo e di sonno, di energie da accumulare, di silenzi da ascoltare.
Inverno, colonna sonora del più profondo concerto di silenzio della natura.

MINESTRA DI CARCIOFI E PATATE

2 carciofi
2 patate
farina oo
200 gr di pasta integrale ditalini
1 lt acqua
dado vegetale
pecorino
olio extravergine d'oliva

Pulire i carciofi, eliminando le foglie più dure, poi affettarli a striscioline. Pelare le patate e ridurle a dadini. Mettere le verdure in una pentola, con due cucchiai di olio e far rosolare per qualche minuti. Aggiungere un po' di farina, mescolare bene e lasciar insaporire per un minuto. Aggiungere l'acqua e un cucchiaio di dado vegetale. Portare a bollore e cuocere per 1o minuti, aggiungere la pasta e portare a cottura (la mia pasta cuoceva per altri 10 minuti, se scegliete un formato che cuoce più velocemente, aumentate il tempo di cottura della verdura). Servire caldo con una spolverata di pecorino.

Ho preso spunto dalla ricetta da qui, seguendola abbastanza, non ho usato il riso per mancanza di tempo, ma dopo aver assaggiato la cremosità di questa minestra penso che stia benissimo con l'orzo, che è molto morbido al palato. Ci riproverò, quando incontrerò altri carciofi sulla mia strada! Con questa ricettina inizio a partecipare alla raccolta di Viviana.

lunedì 1 dicembre 2008

Intro a Verona

...ne avevamo bisogno, io e il galletto di trovarci, noi soli, passeggiando tra le strade di una città non conosciuta, mentre ci si ferma per una foto, cercando sul viso dell'altro la luce migliore, ne avevamo bisogno di camminare vicini, facendo sciogliere le tensioni e trovarsi a tenersi per mano, di abitare la camera da letto di una casa che ci ospita, di sederci al tavolo di un ristorante e dedicarci del tempo, di ridere di cose sciocche, di fare incontri speciali....

Ma questo nostro amore è
Come musica
Che non potrà finire mai
Che non potrà finire mai
Mai mai
(L. Jovanotti)
Il nostro stare a Verona è diventato incantevole anche grazie al dolce accompagnarci e starci vicino di alcune persone speciali...camminando tra le vie di una città resa bella anche dalla certezza che c'erano ed elettrizzata dall'attesa dell'incontro. Tuffarsi tra le braccia di Cristina, Brigida, Marta e Viviana è stato naturale ed immensamente bello e spontaneo!


Ora scappo...la casa è un casino...sembra sia scoppiato un petardo in salotto, devo rimettere in ordine...però sono felice, felice di tutto! un abbraccio

TORTA SBRISOLONA (FORSE) AL COCCO

100 gr di farina di mais
100 gr di farina 00
100 gr di zucchero
100 gr di farina di cocco
100 gr di burro
1 vasetto di crema spalmabile al cioccolato Solidal coop

Mischiare tutti gli ingredienti secchi tra loro, aggiungere il burro a pezzetti e impastare velocemente fino a formare tanti piccoli grumi. Imburrare una tortiera (io ho usato una teglia da 22 cm), versare metà dell'impasto a grumi, distribuendolo con le mani. Spalmare il vasetto di crema spalmabile (per aiutarmi l'ho passata 25 secondi al micro onde) e ricoprire con l'impasto avanzato. Cuocere in forno caldo a 180° per 30 minuti.

Il giorno prima degli esami, carenza di sicurezza e bisogno di coccole, tentativi anche ben riusciti di addentare le tavolette di cioccolato nella dispensa: era necessario trovare una soluzione goduriosa. Cristina mi dedica questa, ma ho un problema di robot in riparazione, non so come frullare le nocciole....pensa che ti ripensa, ricordo la scorta di cocco, mi fiondo in cucina e.....non ho le uova, ma confortata anche da questa di Onde tento l'impresa....e che ve lo dico a fare.....buona!!!!