giovedì 12 aprile 2018

Fra un po' arrivano le ciliegie..



Le foto che scorrono veloci sotto gli occhi e raccontano di una vita sconosciuta, con un'assenza che risuona ad alta voce, rimbomba. Per un attimo ho desiderato urlare, ho desiderato spaccare tutto, poi ho guardato me stessa riflessa in un fiore di ciliego. E' tornato ed è carico di promesse. E io sono sempre io, sempre un po' diversa, sempre pronta per un nuovo passo, per nuovi paesaggi. Ho guardato quello che ho saputo fare. E al colore verde dell'erba appena cresciuta, che ho raccontato ieri sera a tavola. Ho pensato alla bellezza dei numeri piccoli, ho pensato a tutto quello che ancora voglio fare, perchè non mi basta mai. Ho pensato agli infiniti abbracci dove posso rifugiarmi, così nuovi e così freschi. Ho pensato che questa è la mia strada. Pensieri intrecciati e incastrati. Quella parte di me che non riconosco è la malinconia che mi hai lasciato, è l'assenza. E' che non ci sono più io. Allora mi sono fatta baciare a lungo dal sole, lentamente e lieve mi sono fatta accarezzare, ho ascoltato il cuore ricercare la sua danza e ho pensato che voglio placcare di oro brillante la mia ferita. Che sia un gioiello, che sia chiusa per sempre. E allora chissà, se del tutto e se per sempre, ma oggi un altro pezzo è volato via, un'altra parte di libera mente e libero cuore è conquistato. Arriverà un giorno in cui non penserò. O arriverà il giorno in cui il cuore non farà un passo all'indietro, quando incontrerà quel pensiero scivolato via. La primavera è la rinascita e io la sto coltivando da molto tempo. Guarda le mie mani: sono abbastanza aperte per non trattenere più, sono abbastanza forti per rompere i fili segreti. 
Credevo che la via giusta fose il cancellare e invece è mettere da parte.

mercoledì 21 marzo 2018

Un'altra parte del cerchio


Frullata, in due mesi sono frullata. Non per troppi impegni, non per troppe cose. Ma perché il mio corpo fa il suo corso e forse, nonostante tutti i racconti che mi sono narrata, io faccio fatica.
Del resto questa volta è oggettivo. Lo dice anche la dottoressa: "..siamo in premenopausa, signora, non sarà bello.."
No, non sembra proprio, ma io lo vorrei bellissimo, vorrei che questo giro di cerchio fosse saggio, profumato alla vaniglia, leggero e modesto. E invece al posto della saggezza, al posto dell'equilibrio,  posso essere stanchissima, rotta, irascibile, triste, gonfia, grassa, impacciata, nervosa...
Quasi da non riconoscermi a volte. Quasi da chiedersi allo specchio chi sono. Quasi da non starsi simpatici per un attimo. Quasi da perdere il filo di sè. I miei piedi all'improvviso sono troppo lontani dalle mie mani.
E tra i due estremi, di chi sboccia alla vita e di chi la vita la saluta, ora ci sto io a mettere il simbolo mancante.
Questo sconvolgente cambiamento, così sudato e affaticato,  in questi giorni in cui ho buttato tutto fuori, di grande pulizia, di falò che si sono bruciati e spenti, mi ha fatto intravedere alcune armi. Potrò essere ironica, potrò essere irriverente. Potrò giocare con la nuova me e disincantarla. Potrò liberarmi cercando il mio opposto. Potrò non fermarmi, innamorarmi del dinamismo, dell'ordine e della cura.
Potrò scrivere chi sono e chi non sono, osservare cerchi chiusi per sempre, anche se lunghi una vita, accettare la mancanza e amare lo spazio meraviglioso che mi ha lasciato. E siccome sono io, sarò in una lotta pacifica, per ritrovare il centro.

mercoledì 31 gennaio 2018

L'ordine ordinato



E' la fine del mese. Un altro di un inverno, che nonostante l'amore, ho mal sofferto.
Come se una puntina da disegno avesse ancorato un lembo della mia anima a quella spiaggia.
Resto qui, sulla mia poltrona preferita, vicino a tutto ciò che mi ricorda il sole.
Vedo l'energia che si consuma e penso ad una vecchia storia di cucchiai e di troppo dare.
Vorrei essere lenta, da risultare immobile.
Sto qui abbracciata alla sensazione molle del non definitivo, sto qui curiosando tra le mie pieghe, sto qui a guardarmi per capire come riconoscermi.
Non è facile, non è difficile. La mia opposizione è forse quello che mi stanca.
E il rumore esterno. Quello arriva e mi destabilizza.
E' meglio di ieri, ma non è ancorra il meglio.
Quello sta correndo, ma non lo conosco. Ha cambiato faccia, ha cambiato viso. 
Sto qui racchiusa tra le mie ossa che suonano canzoni del tempo, racchiusa tra i miei nervi che vogliono fare scudo.
E con questo pensiero sfuggente, che dipinge le pareti di una casa non vissuta.
Ora vorrei capire dove è la bellezza, dove la devo guardare, quanto in fondo devo cercare.
In questo mese ho sentito cambiare il canto degli uccelli, ho vissuto paurosa del tempo per poi farlo mio, ho trovato la calma nell'essere arrabbiata e ho amato tanto quello che ho fatto, da lasciarmi alle spalle quel che non entrava.
Questo mese è come se avessi tirato tutto fuori dall'armadio e ora cerco il bandolo dell'ordine ordinato.

domenica 7 gennaio 2018

La potenzialità del vuoto


Silenzio. Il pensiero scivola fuori, non ho più difese, non ho più resistenze.
Osservo mentre tutto se ne va e per un po' rimane VUOTO.
Un momento o uno spazio di totale assenza.
Improvvisamente inizia il turbinio, un vortice violento,
Tumultuoso nulla, che avanza impetuoso.
Era questo che bruciava sotto lentamente,
Era questo che coltivavo nell'ultimo anno,
Era questo che covava ardente, nell'attesa del giusto vento:
La presenza di tutta la potenzialità del vuoto, che attrae l'indicibile,
Per diventare forza creatrice.

lunedì 1 gennaio 2018

Gratitudine

Gratitudine. Pensiero sospeso lasciato nascosto.
Gratitudine, attitudine sverzante, ripida e ruvida.
Gratitudine, principio di fatica,
Pulsante spinta, gocce di sudore che si increpano sulle labbra.
Sforzo quotidiano.

Gratitudine. Sguardo nuovo, che ti fruga dentro.
Gratitudine. E' il mondo non giudicato, che si riversa nel cuore.
L'educazione interiore dei mille sguardi, a cui il possibile è permesso.
La memoria che crea l'anima.

Gratitudine. Il dolore che trova il suo spazio.
Gratitudine, l'opportunità della realizzazione.
Il gusto dell'esserci, il dovere dello stare.
La libertà di girare la pagina, la gioia degli occhi che si chiudono.

mercoledì 27 dicembre 2017

La ricerca del tempo




Prendo tempo per me. Lo voglio far passare piano per vederlo scorrere. Voglio un tempo lento e diverso. Fatto di concentrazione e di cura. Alla ricerca della bellezza. Lo voglio che scivoli, come la tisana che mi verso nella mia tazza. Lo cerco che mi sorprenda, come i punti dell'uncinetto, che tondo dopo tondo, si creano. Lo voglio fatto di silenzio, come quello che si nasconde tra le gocce della pioggia. Lo faccio mio, nel tepore delle coperte, con il gatto morbido che mi mordicchia il mento e mi ricorda che la peggiore nemica del mio tempo, sono io. Perché lo butto alla rinfusa dentro un armadio di confusione, di dover fare e desideri, di piccole ansie e abitudini incrostate. Di mancanza di luce.
Mi costringo a rallentare il mio pensiero dipendente da sé stesso, il mio modo di fare usuale. E lo distillo goccia dopo goccia per scoprire come va. 

sabato 23 dicembre 2017

Andare altrove

E sempre addosso quella voglia di andare, cercare l'altrove, che è dentro me. Verso sempre dove brucia.